Cookie Policy ATTUALITA'. USA. L'AZZARDO DI TRUMP: TRA "MASSIMA PRESSIONE" E LO SPETTRO DI UNA GUERRA SCELTA CON L'IRAN - Tilancio

ATTUALITA’. USA. L’AZZARDO DI TRUMP: TRA “MASSIMA PRESSIONE” E LO SPETTRO DI UNA GUERRA SCELTA CON L’IRAN

ATTUALITA’. USA. L’AZZARDO DI TRUMP: TRA “MASSIMA PRESSIONE” E LO SPETTRO DI UNA GUERRA SCELTA CON L’IRAN

Mentre il Medio Oriente brucia, le parole della Casa Bianca delineano una strategia che oscilla tra la deterrenza estrema e il rischio di un conflitto su vasta scala. Il mondo osserva con il fiato sospeso la “War of Choice” di Donald Trump

(Ti Lancio dagli Stati Uniti) Washington 1 marzo 2026 – Il video editoriale del New York Times https://www.nytimes.com/video/us/politics/100000010744046/trumps-war-of-choice-with-iran.html?smid=url-share pone una domanda che oggi scuote le cancellerie di tutto il mondo: siamo di fronte a una necessità di sicurezza o a una “guerra di scelta”? Le recenti dichiarazioni di Donald Trump sull’Iran confermano un cambio di passo rispetto al passato, portando la tensione a livelli che non si registravano da decenni.

Il presidente Trump ha chiarito che la sua amministrazione non intende fare passi indietro. La dottrina attuale si fonda su un pilastro centrale: l’Iran deve essere neutralizzato non solo come minaccia nucleare, ma come attore destabilizzante nel Golfo. Attraverso sanzioni senza precedenti e una retorica bellicosa, Trump mira a forzare Teheran a una resa diplomatica o, in alternativa, a un collasso interno.

Tuttavia, come evidenziato dall’analisi del Times, questa strategia di “massima pressione” priva di vie d’uscita diplomatiche rischia di trasformarsi in una profezia che si autoavvera, rendendo lo scontro militare l’unica conclusione possibile.

Il concetto di “War of Choice” (Guerra per scelta) è il cuore del dibattito. A differenza di un conflitto difensivo scatenato da un’aggressione diretta, una guerra di scelta nasce da una decisione politica deliberata. Trump, che durante la campagna elettorale aveva promesso di porre fine alle “guerre infinite”, si trova oggi paradossalmente vicino a iniziarne una nuova, potenzialmente molto più vasta di quelle in Iraq o Afghanistan.

I critici sottolineano come l’attuale escalation — dai droni abbattuti agli attacchi alle infrastrutture energetiche — sia il risultato di una serie di mosse calcolate dalla Casa Bianca per mettere l’Iran con le spalle al muro. Le conseguenze di un’escalation non rimarrebbero confinate nell’area del Golfo: un blocco dello Stretto di Hormuz porterebbe i prezzi del greggio a livelli insostenibili, destabilizzando i mercati globali. Mentre Israele e alcune monarchie del Golfo appoggiano la linea dura, gli alleati europei osservano con crescente preoccupazione, temendo una nuova ondata di instabilità e flussi migratori. Per Trump, la gestione della crisi iraniana è anche una questione di politica interna. Dimostrare forza è parte integrante del suo brand, ma il rischio di un pantano militare potrebbe alienare quella parte di elettorato stanca degli interventi all’estero.

L’apprensione internazionale cresce di ora in ora. La task force attivata alla Farnesina e lo stato di allerta nelle basi in Kuwait (come quella di Al Salem) sono i segnali tangibili che la “War of Choice” non è più solo una possibilità teorica, ma un’eventualità operativa.

Il video del New York Times ci ricorda che, nella scacchiera mediorientale, le parole dei leader hanno il potere di muovere eserciti. Se la diplomazia del “pugno chiuso” di Trump non troverà un’apertura, il 2026 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui il mondo è scivolato in un conflitto che molti consideravano evitabile.

Leave a Reply

Your email address will not be published.