Cookie Policy ECONOMIA. ITALIA. INDUSTRIA METALMECCANICA 2025: IL SETTORE TIENE, MA L'AUTOMOTIVE SPROFONDA AL -11,1% - Tilancio

ECONOMIA. ITALIA. INDUSTRIA METALMECCANICA 2025: IL SETTORE TIENE, MA L’AUTOMOTIVE SPROFONDA AL -11,1%

ECONOMIA. ITALIA. INDUSTRIA METALMECCANICA 2025: IL SETTORE TIENE, MA L’AUTOMOTIVE SPROFONDA AL -11,1%

(Ti Lancio dall’Italia) Roma 5 marzo 2026 – L’industria metalmeccanica e meccatronica italiana chiude il 2025 con il segno meno, confermando un periodo di forte incertezza. Secondo l’ultima indagine congiunturale di Federmeccanica, la produzione complessiva ha registrato una flessione dello 0,9% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, dietro questo dato apparentemente contenuto, si cela una crisi profonda che colpisce il cuore della nostra manifattura: il comparto Automotive.

Mentre il resto del comparto cerca di galleggiare tra le difficoltà globali, la filiera automobilistica subisce un vero e proprio scossone. I dati sono impietosi: produzione generale: -0,9%, comparto automotive: -11,1 per cento. 

Questo scarto di oltre dieci punti percentuali evidenzia come la transizione industriale e le difficoltà del mercato dell’auto stiano pesando in modo sproporzionato su questo specifico segmento, rendendolo l’anello debole dell’intera filiera produttiva nazionale.

Il 2025 è stato un anno dominato da variabili esterne che hanno frenato gli entusiasmi degli investitori e la capacità produttiva delle aziende. Secondo Federmeccanica, i fattori determinanti sono stati diversi. Tensioni geopolitiche che continuano a destabilizzare i mercati. Difficoltà nel reperimento di materie prime e componenti chiave. Un carico che resta elevato per le imprese energivore.  Una strategia di esportazione messa a dura prova dal rallentamento delle principali economie partner.

“L’attività produttiva ha continuato a risentire di un contesto globale complesso, con riflessi diretti sulla competitività del nostro Paese,” sottolinea il report.

Il dato sull’automotive rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Senza interventi strutturali o una stabilizzazione dei costi, il rischio è che il trascinamento verso il basso possa colpire anche quei comparti che, per ora, hanno saputo resistere meglio alla crisi.

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