(Ti Lancio da Roma) Roma 12 marzo 2026 – Sottrarre i Balcani occidentali alla “zona d’ombra” delle influenze di Mosca e Pechino per ancorarli definitivamente alla casa comune europea. È questo l’ambizioso obiettivo dell’Osservatorio Sud Est Europa (SEE), presentato mercoledì scorso al Senato. L’iniziativa nasce da una partnership strategica tra la Fondazione Luigi Einaudi e il MIB Trieste School of Management, con il sostegno di Open Society Foundation e Generali.
Presieduto dall’ambasciatore Luigi Mattiolo e con sede a Trieste — storica cerniera tra l’Italia e l’est Europa — l’Osservatorio punta a diventare il centro nevralgico per il dialogo tra le classi dirigenti e i popoli dell’area balcanica.
Il contesto in cui l’Osservatorio inizia a operare è delicato. La regione è oggi terreno di una serrata guerra ibrida: propaganda online, finanziamenti russi e investimenti infrastrutturali cinesi alimentano sentimenti nazionalisti e antieuropeisti.
“Siamo preoccupati dal fatto che, a causa dei condizionamenti russi e cinesi, i Balcani tornino a essere la polveriera d’Europa”, ha avvertito Andrea Cangini, segretario generale della Fondazione Einaudi e direttore dell’Osservatorio.
L’antidoto proposto è il metodo liberale. L’obiettivo è diffondere tra le nuove generazioni i valori della democrazia e dell’europeismo, accelerando i processi di adesione all’UE per quei paesi ancora esclusi dai confini di Bruxelles.
Il primo progetto concreto dell’Osservatorio partirà già questo mese. Si tratta dei “Dialoghi Liberali”, un ciclo di lezioni tenute da accademici e intellettuali italiani e del Sud Est Europa. Un viaggio culturale e politico che toccherà i punti nevralgici della regione: 31 marzo: Lubiana (Slovenia); 14 aprile: Belgrado (Serbia); 5 maggio: Podgorica (Montenegro); 19 maggio: Tirana (Albania)
L’iniziativa si estenderà a tutte le capitali balcaniche a partire dal prossimo anno, con l’intento di formare le classi dirigenti del futuro.
La presentazione al Senato ha incassato un ampio consenso politico, a dimostrazione che la stabilità dei Balcani è una priorità nazionale per l’Italia.
Maria Tripodi, sottosegretario al Ministero degli Esteri, ha ribadito la centralità della regione per la sicurezza continentale: “Il governo sostiene questa iniziativa perché i Balcani non sono una periferia, ma parte integrante della stabilità europea. È fondamentale contrastare qualunque interferenza esterna che ostacoli la coesione”.
Dello stesso avviso la senatrice Tatjana Rojc (PD), segretaria della commissione Politiche Ue del Senato: “È utile ogni strumento capace di affermare i valori del pluralismo in un’area che subisce l’influenza ibrida di potenze aggressive. L’Osservatorio può raggiungere strati sensibili e indirizzare i futuri leader dei Paesi balcanici”.
Con la sede dell’Osservatorio stabilita presso il MIB Trieste School of Management, il capoluogo giuliano riafferma il suo ruolo di capitale morale e scientifica per l’integrazione europea del Sud-Est. Investire nei Balcani non è più solo un’opzione economica, ma una necessità geopolitica per evitare che la “polveriera” torni a bruciare.


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