Cookie Policy SCIENZA. UK. L98-59D: VIAGGIO NEL CUORE FUSO DI UN NUOVO MONDO DI LAVA - Tilancio

SCIENZA. UK. L98-59D: VIAGGIO NEL CUORE FUSO DI UN NUOVO MONDO DI LAVA

SCIENZA. UK. L98-59D: VIAGGIO NEL CUORE FUSO DI UN NUOVO MONDO DI LAVA

(Ti Lancio dal Regno Unito) Oxford 17 marzo 2026 – Nell’infinito catalogo dell’universo, c’è un nuovo protagonista che sembra uscito dalla penna di un autore di fantascienza distopica. Gli astrofisici dell’Università di Oxford hanno annunciato la scoperta di L98-59d, un esopianeta che sfida ogni nostra concezione di “mondo”. Grande circa 1,6 volte la Terra, questo corpo celeste non è fatto di roccia solida né di gas, ma di lava fusa. È il primo esemplare di una categoria inedita: i pianeti liquidi.

Situato a una distanza relativamente breve di 35 anni luce, L98-59d orbita attorno a una piccola stella rossa. Ma è la sua consistenza a lasciare sbalorditi gli esperti. “È come melassa”, ha dichiarato al Guardian l’astrofisico Harrison Nicholls. Il pianeta mantiene uno stato “fuso e pastoso” permanente, con un nucleo interno che, con ogni probabilità, condivide la stessa natura fluida.

Non siamo di fronte a un mondo ospitale. Con temperature superficiali che toccano i 1.900 °C (3.500 °F), L98-59d è un inferno di fuoco dove enormi onde magmatiche solcano un oceano globale profondo migliaia di chilometri, alimentate dalle titaniche forze di marea generate dai pianeti vicini.

Grazie alla potenza del telescopio spaziale James Webb, gli scienziati sono riusciti a compiere un’impresa straordinaria: analizzare l’atmosfera di un mondo che non possiamo ancora fotografare. Il verdetto è inequivocabile: l’aria di L98-59d è satura di idrogeno solforato. Il risultato? Un odore nauseabondo e costante che avvolge l’intero pianeta.

“Sarebbe fantastico se esistessero alieni capaci di vivere nella lava, ma non credo sia fattibile”, ammette Nicholls, invitandoci però a godere dell’incredibile diversità del cosmo. Le simulazioni al computer hanno rivelato che questo oceano magmatico globale funge da incredibile “scrigno”, immagazzinando gas che su altri pianeti verrebbero spazzati via dai processi fisici.

Il dottor Jo Barstow della Open University, anch’egli coinvolto nelle osservazioni del James Webb, traccia un paragone familiare ma inquietante: “Potrebbe somigliare a Io, la luna vulcanica di Giove, ma in una versione ancora più estrema”. L98-59d non è solo un pianeta; è un laboratorio a cielo aperto (o meglio, a cielo di zolfo) che ci costringe a chiederci quanti altri mondi bizzarri stiano aspettando di essere scoperti oltre i confini del nostro sistema solare.

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