Le relazioni tra Tokyo e la Cina toccano il punto più basso dal dopoguerra. Con l’ombra di un conflitto su Taiwan che si fa sempre più nitida, il Giappone rompe i tabù costituzionali e inizia a considerare anche l’opzione nucleare come deterrente estremo.
(Ti Lancio dal Giappone) Tokyo 11 maggio 2026 – Il “Bollettino Imperiale” non è mai stato così inquieto. Quello che per decenni è stato il gigante pacifista dell’Asia, protetto dall’ombrello nucleare statunitense e vincolato dall’Articolo 9 della propria Costituzione, sta mutando pelle. Il Giappone ha iniziato un ripensamento radicale del proprio assetto militare, spinto dalla necessità di arginare un’assertività cinese che Pechino non tenta più di nascondere.
Il cuore della tensione è l’isola di Taiwan. Per Tokyo, la caduta di Taipei sotto il controllo di Pechino non sarebbe solo una sconfitta politica, ma una minaccia esistenziale alla propria sicurezza nazionale e alle rotte commerciali vitali.
La strategia giapponese si sta evolvendo da una difesa puramente reattiva a una “capacità di contrattacco”. Questo significa acquisire sistemi d’arma a lungo raggio (come i missili Tomahawk e i sistemi prodotti internamente) capaci di colpire basi nemiche sul continente, spostando la linea del fronte lontano dalle coste nipponiche. Come sottolineato dalle recenti analisi di Limes, nel dibattito pubblico e politico giapponese sta emergendo un tema un tempo impensabile: l’arma atomica. Nonostante le rassicurazioni della Casa Bianca, cresce a Tokyo il timore che gli Stati Uniti, nel lungo periodo, possano non essere disposti a rischiare una guerra nucleare con la Cina per difendere un alleato asiatico. Per alcuni settori della politica giapponese, la sola via per garantire l’immunità del Sol Levante è lo sviluppo di una capacità nucleare propria o, quantomeno, un accordo di “nuclear sharing” simile a quello della NATO.
La Cina osserva questo riarmo con estrema preoccupazione, definendolo una minaccia alla stabilità regionale e un pericoloso ritorno al militarismo imperiale del passato. Tuttavia, è proprio l’espansionismo navale di Pechino nelle acque contese delle Senkaku ad aver fornito a Tokyo la giustificazione politica per una rimilitarizzazione che solo dieci anni fa sarebbe stata accolta da proteste di piazza di massa.


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