Cookie Policy ATTUALITA'. FRANCIA. LA NOSTALGIA DI PARIGI: PERCHÉ LA VILLE LUMIÈRE RIMPIANGE I GIGANTI CHIRAC E MITTERRAND - Tilancio

ATTUALITA’. FRANCIA. LA NOSTALGIA DI PARIGI: PERCHÉ LA VILLE LUMIÈRE RIMPIANGE I GIGANTI CHIRAC E MITTERRAND

ATTUALITA’. FRANCIA. LA NOSTALGIA DI PARIGI: PERCHÉ LA VILLE LUMIÈRE RIMPIANGE I GIGANTI CHIRAC E MITTERRAND

Di fronte alla fluidità e alle incertezze della politica contemporanea, i parigini guardano con malinconia all’era dei Grandi Presidenti, capaci di unire la fermezza dello Stato al rilancio monumentale della capitale.

(Ti Lancio dalla Francia) Parigi 21 maggio 2026 – C’è un sentimento strisciante che attraversa i boulevard di Parigi, un’ombra di nostalgia che non riguarda la moda o la letteratura, ma la politica. In un’epoca caratterizzata da una forte frammentazione dei partiti, da leadership fluide e da una costante sensazione di instabilità istituzionale, i parigini guardano sempre più spesso al passato. Il rimpianto collettivo si rivolge a due figure titaniche, avversarie sul campo ma speculari nella loro idea di grandezza: François Mitterrand e Jacques Chirac.

La successione politica del 1995, che vide Chirac insediarsi all’Eliseo dopo i quattordici anni di presidenza socialista di Mitterrand, segnò la fine di un’era in cui la solidità politica dello Stato era indiscutibile. Pur avendo vissuto anni di duri scontri e persino l’inedita formula della “coabitazione” – con Chirac Primo Ministro sotto la presidenza Mitterrand – entrambi i leader condividevano un rispetto sacrale per le istituzioni e un amore viscerale per Parigi, di cui Chirac fu storico sindaco per ben 18 anni. Un legame, quello con la città, che si è tradotto in un lascito urbanistico e culturale che oggi i cittadini rimpiangono come simbolo di una stabilità perduta.

Per i parigini, François Mitterrand è stato il Presidente architetto. La sua visione della solidità politica si esprimeva attraverso il cemento, il vetro e la pietra: opere monumentali concepite per proiettare la cultura francese nel futuro, ridefinendo il cuore stesso della capitale.

Sotto l’impulso dei suoi celebri “Grands Projets”, Parigi ha cambiato volto attraverso capolavori che oggi definiscono lo skyline cittadino. La piramide del Louvre: disegnata dall’architetto I.M. Pei, una sfida modernista nel cuore della reggia rinascimentale, inizialmente contestata e oggi amata universalmente. La Bibliothèque Nationale de France (BNF): nel quartiere di Tolbiac, una monumentale cattedrale del sapere oggi a lui intitolata. L’Opéra Bastille: inaugurata nel 1989 per celebrare il bicentenario della Rivoluzione, concepita come un teatro “popolare” e accessibile. Il Musée d’Orsay: trasformato da vecchia stazione ferroviaria a custode della più grande collezione al mondo di capolavori impressionisti.

Queste opere non erano semplici investimenti pubblici, ma la testimonianza di uno Stato forte, centralizzato, capace di pianificare a lungo termine e di imporre una chiara direzione culturale alla nazione.

Se Mitterrand ha scolpito la Parigi moderna dall’alto dell’Eliseo, Jacques Chirac l’ha vissuta e governata dal basso, strada per strada, guidando il Municipio (Hôtel de Ville) per quasi vent’anni prima di salire alla presidenza. Per i parigini, “Chichi” incarnava una vicinanza popolare e una solidità politica di stampo gollista che sapeva coniugare la fermezza istituzionale a una profonda sensibilità per il multiculturalismo.

Il suo grande monumento alla città riflette proprio questa visione transculturale: il Musée du Quai Branly – Jacques Chirac. Situato a pochi passi dalla Torre Eiffel, questo polo museale fortemente voluto dall’ex Presidente è interamente dedicato alla valorizzazione, allo studio e alla diplomazia culturale delle arti e delle civiltà di Africa, Asia, Oceania e Americhe. Un’opera che, a differenza del monumentalismo mitterrandiano, puntava a fare di Parigi la capitale mondiale del dialogo tra i popoli.

Perché allora i parigini oggi rimpiangono quegli anni di accesi dibattiti tra destra e sinistra? La risposta risiede nella percezione della statura politica. Mitterrand e Chirac rappresentavano partiti strutturati, radicati nel territorio e portatori di visioni del mondo chiare, all’interno delle quali il cittadino sapeva orientarsi. Le loro accese sfide televisive e i loro compromessi istituzionali non minavano mai la stabilità della Repubblica, ma ne riaffermavano la solidità.

Oggi, in una Francia politicamente polarizzata, dove le maggioranze parlamentari sono fragili e i governi costretti a navigare a vista, la Parigi monumentale di Mitterrand e la Parigi fiera e identitaria di Chirac appaiono come i ricordi di un’età dell’oro. I parigini che passeggiano lungo la Senna, tra la Piramide del Louvre e il Quai Branly, non vedono solo due musei: vedono i simboli di un tempo in cui la politica francese aveva il passo pesante e sicuro dei giganti.

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