(Ti Lancio da Roma) Roma 19 giugno 2026 – Il blocco dello Stretto di Hormuz continua a far sentire i suoi effetti sistemici sull’economia globale, e il ritorno alla normalità è tutt’altro che immediato. A tracciare un quadro lucido e realistico della situazione è Fahad Al-Dhubaib, Senior Vice-President Strategy & Market Analysis di Aramco, intervenuto durante l’evento FII Priority Europe organizzato dal FII Institute.
Secondo il dirigente della compagnia saudita, la stabilità energetica e industriale del futuro dipenderà da una strategia a lunghissimo termine e da un massiccio rilancio degli investimenti nelle infrastrutture tradizionali.
Il nodo logistico: 1.000 navi bloccate e tempi lunghi per la normalità
Il primo ostacolo alla ripresa è puramente logistico. La congestione marittima generata dalla crisi richiede tempi di smaltimento enormi.
“Per far sì che tutto torni come prima abbiamo bisogno delle navi. Abbiamo 580 navi nello stretto e 400 fuori, per tornare a un flusso normale servirà tempo”, ha spiegato Al-Dhubaib.
Non si tratta però solo di far ripartire i flussi commerciali, ma di garantire che il sistema regga sul lungo periodo. Il manager di Aramco ha lanciato un appello chiaro ai mercati e ai governi: gli investimenti nel settore devono essere mantenuti per almeno altri 50 anni. Negli ultimi tempi, infatti, l’energia ha ricevuto risorse insufficienti, mentre oggi emerge la necessità impellente di stabilizzare le griglie e potenziare le infrastrutture di rete.
L’impatto della chiusura di Hormuz: non solo petrolio.
Al-Dhubaib ha ricordato la gravità dello shock iniziale: una discontinuità improvvisa che ha visto venire meno il 20% del gas e del petrolio globali dall’oggi al domani, con il conseguente raddoppio dei prezzi e una crisi di gestione della domanda per i Paesi senza sbocchi alternativi.
Tuttavia, l’effetto domino del blocco di Hormuz ha superato i confini del comparto energetico, colpendo duramente catene del valore insospettabili:
Settore alimentare: lo Stretto è lo snodo di transito del 30% dei fertilizzanti mondiali, la cui mancanza ha messo in ginocchio l’agricoltura.
Ristorazione: colpita dalle carenze nell’approvvigionamento di gas liquido.
Tecnologia e Semiconduttori: il blocco dei flussi di elio ha impattato la produzione di microchip, ricordando i nodi logistici già visti durante la pandemia, quando si registrò una riduzione di approvvigionamento pari a 200 miliardi.
Oil & Gas: la transizione non basta, serve più stoccaggio.
Mentre il dibattito pubblico globale è concentrato sulla transizione ecologica, Aramco richiama alla concretezza della sicurezza energetica. “Sento persone parlare di elettrificazione, ma alcuni paesi non stanno investendo sufficientemente nell’upstream Oil & Gas e soffriranno di alcune carenze”, ha avvertito Al-Dhubaib.


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