Cookie Policy ATTUALITA'. COLOMBIA. IL FANTASMA DEI PARAMILITARI DI ESTREMA DESTRA SUL VOTO: UN PAESE SPACCATO AL BIVIO - Tilancio

ATTUALITA’. COLOMBIA. IL FANTASMA DEI PARAMILITARI DI ESTREMA DESTRA SUL VOTO: UN PAESE SPACCATO AL BIVIO

ATTUALITA’. COLOMBIA. IL FANTASMA DEI PARAMILITARI DI ESTREMA DESTRA SUL VOTO: UN PAESE SPACCATO AL BIVIO

(Il ballottaggio presidenziale tra il milionario di destra Abelardo de la Espriella e il leader progressista Iván Cepeda riapre le ferite mai rimarginate della guerra civile. Dietro la retorica dell’ordine si nasconde la memoria dei massacri delle milizie private.

Ti Lancio dalla Colombia) Bogotà 23 giugno 2026 – Il recente ballottaggio presidenziale in Colombia non è stato solo un confronto tra due visioni economiche o due programmi di governo opposti; è stato uno scontro frontale tra due memorie storiche drammaticamente segnate dal sangue e dalla violenza. Le elezioni che hanno visto la vittoria sul filo del rasoio del milionario di estrema destra Abelardo de la Espriella contro il senatore di sinistra Iván Cepeda hanno riportato alla luce lo spettro più temuto del passato colombiano: il paramilitarismo di destra.

Come evidenziato dal The Guardian, le biografie stesse dei due candidati incarnano perfettamente la profonda frattura di una nazione in cui il passato non è mai davvero passato.

Le traiettorie personali dei due contendenti mostrano quanto l’ombra delle milizie private sia centrale nella politica del Paese. Iván Cepeda (63 anni): leader per i diritti umani e alleato del presidente uscente Gustavo Petro. La sua intera carriera politica è nata dal dolore: suo padre, il senatore comunista Manuel Cepeda, fu assassinato nel 1994 da ufficiali dell’esercito collusi con i gruppi paramilitari. Iván, allora professore universitario, trovò l’auto del padre crivellata di colpi. Da quel giorno ha dedicato la vita a esporre i crimini delle milizie e a cercare giustizia per le vittime. Abelardo de la Espriella (47 anni): avvocato di successo, milionario e ammiratore dichiarato di Donald Trump. Definitosi un “outsider” anti-establishment (nonostante i solidi legami con la destra tradizionale), ha costruito l’inizio della sua fulminante carriera legale proprio difendendo i leader delle principali organizzazioni paramilitari del Paese durante i processi di smobilitazione degli anni Duemila.

I gruppi paramilitari nacquero in Colombia negli anni ’60, inizialmente come milizie di autodifesa rurale finanziate dai grandi proprietari terrieri per contrastare le guerriglie di sinistra come le FARC. Tuttavia, a partire dagli anni ’80, con l’esplosione del mercato della cocaina, queste formazioni si trasformarono in eserciti privati spietati, accumulando un potere immenso e operando spesso con la complicità strisciante di settori deviati delle forze armate dello Stato.

Al loro apice, queste milizie contavano oltre 30.000 uomini e si resero colpevoli di crimini atroci: massacri coreografati per terrorizzare intere comunità indigene e afro-colombiane, torture, mutilazioni e campagne di “pulizia sociale” contro senzatetto, lavoratori del sesso e la comunità LGBTQ+.

Il voto di quest’anno ha certificato il fallimento percepito della strategia della “Pace Totale” promossa dal presidente uscente Gustavo Petro. Nonostante lo storico accordo di pace del 2016, la violenza in Colombia ha subito una drammatica impennata negli ultimi quattro anni, guidata da nuove fazioni criminali, dissidenti delle FARC e cartelli della droga.

Mentre Cepeda proponeva di continuare sulla via dei negoziati e delle riforme sociali per sradicare la povertà che alimenta il conflitto, De la Espriella ha conquistato l’elettorato con la promessa di un ritorno al conflitto militare totale. La sua retorica del “pugno di ferro”, che include l’ordine di bombardare i campi ribelli e una linea di tolleranza zero, ha fatto breccia in una popolazione stremata dall’insicurezza, ma ha anche sollevato il timore che un approccio puramente repressivo possa riaccendere la violenza su larga scala e legittimare vecchie reti paramilitari mai del tutto smantellate.

L’esito delle urne, che ha visto trionfare l’estrema destra con un margine ridottissimo (meno dell’1% di scarto), lascia la Colombia in uno stato di estrema polarizzazione e tensione sociale. Per gli analisti, la sfida principale del nuovo governo non sarà solo la lotta al narcotraffico, ma la capacità di governare un Paese in cui le ferite del passato sono state riaperte e dove la paura del ritorno alla logica delle milizie private continua a terrorizzare milioni di cittadini.

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