Il presidente francese e il premier spagnolo fanno fronte comune contro gli “hub di rimpatrio” fuori dai confini europei, definendoli inefficienti, costosi e contrari ai valori dell’Unione.
(Ti Lancio dal Belgio) Bruxelles 23 giugno 2026 – Mentre l’Unione Europea continua a dividersi sulla gestione dei flussi migratori, Francia e Spagna tracciano una linea rossa invalicabile. Il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez hanno espresso una ferma condanna nei confronti della proposta di creare “hub di rimpatrio” — veri e propri centri di detenzione per migranti — al di fuori del territorio comunitario.
Le dichiarazioni, arrivate a margine dei recenti vertici europei, suonano come un netto rifiuto della strategia di esternalizzazione delle frontiere, un modello tornato in auge nel dibattito di Bruxelles ma giudicato dai due leader come eticamente inaccettabile e praticamente inefficace.
Durante una conferenza stampa congiunta, Emmanuel Macron ha usato parole durissime per smontare l’idea dei centri extra-UE, definendola una soluzione di facciata che non risolve il problema alla radice. “Siamo scettici su questo approccio. I cosiddetti hub di rimpatrio fuori dall’UE sono un’illusione geopolitica. Spesso si rivelano inefficienti, incredibilmente costosi per i contribuenti e, quel che è peggio, creano enormi problemi di rispetto dei diritti umani nei Paesi terzi che dovrebbero ospitarli”. Emmanuel Macron, presidente della Repubblica Francese
Macron ha sottolineato come la priorità debba essere invece il rafforzamento della cooperazione con i Paesi di origine e di transito per combattere i trafficanti di esseri umani, accelerando al contempo le procedure di rimpatrio direttamente dai territori nazionali attraverso accordi bilaterali solidi.
Sulla stessa lunghezza d’onda il premier spagnolo Pedro Sánchez, che ha rivendicato l’approccio progressista e pragmatico di Madrid e Parigi. Sánchez ha avvertito che cedere a soluzioni di detenzione di massa in territori extra-europei significa tradire i valori fondanti del progetto comunitario.
“Creare questi centri non è la risposta. Non è questa l’Europa che vogliamo costruire e non è questa l’Europa in cui crediamo”, ha dichiarato Sánchez, ricordando che la migrazione è una sfida complessa che richiede canali legali e sicuri, investimenti nello sviluppo economico dell’Africa e una solidarietà interna reale tra gli Stati membri, piuttosto che la ricerca di scorciatoie logistiche oltre i confini dell’Unione.
La presa di posizione di Francia e Spagna arriva in un momento di forte polarizzazione interna all’UE. Da un lato, un gruppo crescente di Paesi guidato da governi di destra e centro-destra spinge per imitare modelli come quello dell’accordo Italia-Albania o il “Piano Ruanda” (poi abbandonato dal Regno Unito), considerandoli forti deterrenti contro l’immigrazione irregolare. Dall’altro, l’asse Parigi-Madrid fa scudo a difesa del recente Patto sulla Migrazione e l’Asilo, faticosamente negoziato, sostenendo che le nuove regole comuni vadano applicate sul suolo europeo e nel pieno rispetto del diritto internazionale.
Con questo rifiuto categorico, Macron e Sánchez non solo blindano le rispettive politiche nazionali, ma lanciano un messaggio politico chiaro a Bruxelles: qualsiasi tentativo di istituzionalizzare i campi di detenzione fuori dall’UE troverà la ferma opposizione delle due principali potenze dell’Europa mediterranea.

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