Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia 5 luglio 2026 – Ci sono luoghi in cui il tempo non si ferma, ma decide semplicemente di raccontarsi con più calma. Il Cimitero Monumentale di San Vito a Udine è uno di questi. Ed è proprio qui, tra il silenzio dei portici e il profumo della pietra antica, che abbiamo incontrato Ippolito Nievo. L’omonimia balza subito all’occhio, evocando quel Nievo che nel 1867, con le sue Confessioni di un italiano, consegnò al Paese un capolavoro di memoria e identità. Ma il Nievo di oggi, uomo di cultura e business insider d’eccezione, non guarda al passato con nostalgico passismo: è pronto a promuovere una serie di iniziative per valorizzare la straordinaria ricchezza antropologica, storica e religiosa di questo complesso, un luogo che, a dispetto della sua natura, trasmette una rara e profonda serenità.
Il viaggio nel cuore di San Vito comincia dalla sua parte principale: il Famedio. Strutturato in una maestosa pianta rettangolare, si sviluppa lungo un perimetro di colonne a tutto sesto che evocano un’armonia classica.
Sotto questo lungo porticato si snoda una galleria d’arte a cielo aperto: busti, sculture d’alta scuola, statue e bassorilievi che portano la firma dei più grandi maestri dell’epoca, scolpiti per perpetrare la fama e il prestigio delle famiglie illustri della Udine che fu. Nello spazio erboso interno, quasi a fare da contrappunto a tanta monumentalità ottocentesca, sorgono invece svariate cappelle private, edificate per lo più nella seconda metà del Novecento.
Inquadrato perfettamente sul lato opposto al maestoso ingresso cancellato di viale Firenze, il colonnato perimetrale si apre in un suggestivo semicerchio. È qui che sorge la Chiesa dei SS. Giovanni il Battista e Vito, il cuore spirituale del complesso, luogo di culto e baricentro visivo dell’intera struttura.
Ma la vera ricchezza antropologica di San Vito risiede nella sua capacità di accogliere le diverse anime della storia cittadina. Subito fuori dal Famedio, a ridosso del colonnato e dei loculi, l’architettura si fa testimonianza sociale.
Qui è possibile scorgere la zona cimiteriale storicamente dedicata alle famiglie ebree dell’epoca, suggellata da tombe monumentali assai suggestive e cariche di simbolismo. Poco distante, in un angolo che invita alla riflessione profonda, si trova l’area che un tempo veniva riservata ai suicidi: un frammento di storia del costume e della sensibilità religiosa che Nievo intende preservare e raccontare nella sua complessa umanità.
Passeggiando lungo le mura di via Giovanni Martini, l’occhio viene catturato da una sequenza di cappelle gentilizie di straordinario valore architettonico. Su tutte, si erge nella sua imponenza quella della famiglia D’Aronco, che custodisce le spoglie del suo componente più celebre: l’architetto Raimondo D’Aronco, tra i massimi esponenti del Liberty italiano e internazionale.
A San Vito la sua mano è ovunque: dalla splendida e sinuosa Tomba della famiglia Camavitto fino al Monumento ai Caduti del Fascio, quest’ultimo decisamente più austero e geometrico nelle forme, specchio fedele del rigore monumentale tipico del Ventennio.
C’è un angolo, all’interno del cimitero, che tocca corde di pura poesia visiva e spirituale. È l’area riservata alle Suore Ancelle della Carità. Qui non ci sono marmi sfarzosi o slanci Liberty, ma una distesa di piccole croci bianche, rigorosamente tutte uguali e disposte alla medesima distanza l’una dall’altra.
Un tempo, questo esercito della fede e della cura era accompagnato da piccoli alberelli posti accanto a ogni croce; oggi quelle piante sono state estirpate, ma l’impatto visivo resta potentissimo, vegliato a ridosso dalla cappella commemorativa ad esse dedicata.
Il resto del cimitero accompagna Udine nei tempi odierni. Nel vasto giardino si susseguono le sepolture a terra, i classici loculi, gli ossari e le tombe di famiglia disseminate a ridosso della cinta muraria.
Nel cuore della parte più recente, sorge una vasta area rettangolare rialzata, adibita alla dispersione delle ceneri dei defunti. È un luogo dal design moderno e accogliente, ombreggiato da imponenti alberi ornamentali e circondato da panchine. Un invito esplicito alla sosta, al ricordo e alla meditazione.
Il progetto di Ippolito Nievo: un incubatore di storie “I cimiteri monumentali non sono solo luoghi di ricordo e preghiera, ma musei di vita vissuta, di arte e di antropologia sociale”, ci spiega Ippolito Nievo a fine giornata.
Grazie alle iniziative che questo moderno uomo di cultura ha in mente di promuovere, il Cimitero di San Vito si appresta a diventare una meta di turismo culturale consapevole. Percorsi guidati, approfondimenti storici e incontri mirati trasformeranno questo immenso archivio di pietra in un libro aperto sulla storia del Friuli e d’Europa. Per riscoprire, passo dopo passo, quella straordinaria serenità che solo la grande bellezza sa regalare.


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