Ti Lancio da Cuba L’Avana 7 luglio 2026 – Un intero Paese paralizzato e ripiombato nell’oscurità. A metà giornata di lunedì 6 luglio, la rete elettrica nazionale di Cuba è completamente collassata, lasciando quasi dieci milioni di abitanti senza energia elettrica. L’annuncio è arrivato direttamente dall’operatore statale Unión Eléctrica (UNE), che ha confermato una “disconnessione totale” del sistema di generazione e ha avviato le procedure di emergenza, pur mantenendo temporaneamente riservate le cause tecniche specifiche del guasto.
Un’emergenza cronica e prevedibile. Il blackout totale non ha colto di sorpresa i residenti, ma rappresenta l’ennesimo e più grave colpo a una popolazione già stremata. Nelle ore precedenti al collasso, quasi due terzi dell’isola si trovavano già privi di elettricità a causa dei pesanti razionamenti energetici strategici imposti dal governo. Nelle province rurali le interruzioni di corrente superano regolarmente le 70 ore consecutive, mentre nella capitale L’Avana si sopravvive con appena tre o quattro ore di luce al giorno.
La crisi attuale affonda le radici in un mix letale di infrastrutture fatiscenti – impianti termoelettrici di concezione sovietica ormai obsoleti e privi di pezzi di ricambio – e una drammatica carenza di combustibile.
La morsa del blocco petrolifero USA. A far precipitare la situazione nei primi mesi del 2026 è stata la stretta geopolitica. L’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump ha imposto un severo embargo sulle forniture di greggio dirette a Cuba, minacciando sanzioni e dazi doganali contro qualsiasi nazione decida di vendere petrolio all’Avana. Paesi partner storici come il Venezuela e la stessa Federazione Russa hanno incontrato crescenti ostacoli logistici e finanziari nel rifornire l’isola. Cuba, che produce internamente appena il 40% del carburante necessario a far girare le proprie centrali, ha visto esaurirsi le ultime scorte strategiche all’inizio dell’estate.
Il dramma umanitario: “Vivere così è un’agonia”. Mentre il governo tenta lentamente di ripristinare la corrente partendo dai servizi essenziali come gli ospedali, per le strade di Cuba la tensione e la stanchezza emotiva toccano livelli critici. Senza elettricità non funzionano le pompe dell’acqua, i ventilatori per combattere il soffocante caldo tropicale, né i frigoriferi, provocando il deterioramento delle già scarse razioni di cibo. A risentirne sono anche la sanità – con decine di migliaia di interventi chirurgici rinviati dall’inizio dell’anno – e i trasporti pubblici, quasi totalmente paralizzati.
Quello di lunedì è il terzo collasso totale della rete nazionale dall’inizio del 2026. Per milioni di cubani, impossibilitati a lavorare, comunicare o semplicemente dormire, la crisi energetica non è più solo una questione macroeconomica, ma una quotidiana lotta per la sopravvivenza.


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