Ti Lancio dal Belgio Bruxelles 24 luglio 2026 – Nel corso della sessione plenaria del Parlamento Europeo, lo scontro sulle direttrici di politica estera dell’Unione si è arricchito di un passaggio particolarmente acceso. Irene Montero, eurodeputata del partito spagnolo Podemos, ha rivolto una dura e circostanziata critica alla linea diplomatica mantenuta dalle istituzioni comunitarie, accusando Bruxelles di subalternità politica nei confronti di Washington e di insufficiente determinazione nel contrastare la crisi a Gaza.
Rivolgendosi direttamente alla Commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, Montero ha utilizzato un’analogia simbolica per fotografare quello che definisce un atteggiamento “accondiscendente” da parte dei vertici europei nei confronti di Donald Trump.
L’eurodeputata ha richiamato l’episodio avvenuto in ambito sportivo, quando il Presidente statunitense intervenne direttamente con una telefonata al presidente della FIFA, Gianni Infantino, per chiedere l’annullamento della squalifica inflitta all’attaccante della nazionale USA Folarin Balogun. “La chiama come chiama il presidente della FIFA?”, ha incalzato Montero, mettendo in dubbio l’autonomia decisionale e la forza contrattuale dell’Europa sul piano geopolitico.
Al centro della contestazione non c’è solo la forma delle relazioni transatlantiche, ma la sostanza delle decisioni politiche sul teatro medioorientale. Montero ha sostenuto che l’atteggiamento dell’Unione Europea di fronte alle pressioni della Casa Bianca rischi di vanificare il ruolo dell’UE come attore di pace e garanzia del diritto internazionale.
«Rispondere al telefono a Trump significa farlo diventare il padrone d’Europa e voi complici dei suoi crimini», ha dichiarato l’eurodeputata in aula.
L’intervento dell’esponente di Podemos si inserisce in un dibattito più ampio e mai del tutto risolto all’interno delle istituzioni europee: l’autonomia strategica dell’Unione. Da un lato, i sostenitori dell’asse transatlantico tradizionale vedono nella sponda americana un pilastro imprescindibile per la sicurezza collettiva e gli equilibri globali; dall’altro, le forze critiche denunciano il rischio che Bruxelles rinvii sistematicamente le proprie scelte di politica estera, finendo per subire le priorità dettate da Washington anziché promuovere una linea diplomatica indipendente ed efficace.
La lezione di schiettezza che arriva dalla Spagna. Al di là del merito specifico della contesa politica, l’intervento di Irene Montero riporta al centro del dibattito un tema cruciale per il futuro dell’Unione: la necessità di un linguaggio di verità. Forse l’Europa ha oggi profondo bisogno proprio della forza e della schiettezza della politica spagnola — storicamente capace di posizioni nette, trasparenti e prive di diplomatismi di maniera — per “dire le cose come stanno”. In un contesto comunitario spesso intorpidito dal burocratese, da comunicati felpati e da un’eccessiva prudenza tattica, la capacità di chiamare le criticità con il proprio nome non è una mera provocazione, ma una scossa salutare. Senza il coraggio di una franchezza senza sconti, l’Unione rischia di rassegnarsi a un ruolo di spettatrice passiva sulle grandi questioni della storia contemporanea.


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