Ti Lancio dalla Russia Mosca 20 luglio 2026 – Per anni, la Russia è stata una delle economie più digitalizzate d’Europa per quanto riguarda i pagamenti al dettaglio. Nelle metropoli come Mosca e San Pietroburgo, l’uso del contante era quasi scomparso, sostituito da app di pagamento istantaneo, codici QR e carte di credito dei circuiti nazionali. Oggi, però, questa transizione sembra essersi bruscamente invertita. I cittadini russi stanno tornando a riempire i portafogli di banconote, spinti da un mix di sfiducia tecnologica, controlli statali asfissianti e strategie di sopravvivenza economica.
I dati diffusi dalla Banca Centrale russa fotografano una vera e propria emorragia di liquidità dai conti correnti: solo nel mese di gennaio, i risparmiatori hanno prelevato dai bancomat oltre 1.600 miliardi di rubli (circa 19,7 miliardi di dollari). Si tratta del picco di prelievi più alto registrato dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel marzo 2022, quando il panico da sanzioni scatenò le code agli ATM. Questa volta, però, le ragioni sono strutturali e internet.
Il primo grande fattore di instabilità è legato alle crescenti difficoltà dell’infrastruttura digitale del Paese. A partire dallo scorso anno, la Russia ha registrato un aumento esponenziale di blackout controllati della rete internet mobile, che ormai colpiscono decine di regioni su base quasi quotidiana. Le interruzioni, spesso collegate a test governativi sulla “sovranità della rete” (il cosiddetto Runet) o a tentativi di limitare il coordinamento di proteste e attacchi di droni, hanno paralizzato i terminali POS di negozi, taxi e ristoranti. Trovarsi nell’impossibilità di pagare un pasto o una corsa con lo smartphone ha spinto milioni di russi a portare con sé banconote di sicurezza.
A ciò si aggiunge la stretta automatizzata della Banca Centrale contro le presunte frodi. Nel tentativo di monitorare i flussi finanziari interni, gli algoritmi degli istituti di credito russi hanno iniziato a bloccare in modo preventivo e aggressivo le carte e i conti correnti dei clienti al minimo movimento sospetto. Per un cittadino comune, vedersi congelare i propri fondi senza preavviso e dover affrontare la burocrazia bancaria in tempo di guerra è diventato un rischio inaccettabile, favorendo l’accumulo di contante sotto il materasso.
Non c’è solo la paura dei guasti tecnici; c’è anche una chiara volontà di sottrarsi all’occhio vigile del Cremlino. L’economia russa è sotto sforzo per sostenere i costi del conflitto in Ucraina e la pressione fiscale sulle imprese e sui singoli è aumentata. Di conseguenza, lo scrutinio dello Stato sui trasferimenti elettronici da persona a persona (P2P) si è fatto asfissiante.
Per evitare tasse sui redditi extra, per pagare i lavoratori in nero o per acquistare beni d’importazione parallela (che sfuggono alle sanzioni occidentali), il contante è tornato a essere il re indiscusso del mercato. Piccoli commercianti e artigiani offrono sempre più spesso sconti consistenti a chi decide di pagare in banconote, escludendo completamente i tracciamenti digitali.
Questo ritorno al passato non è privo di conseguenze per la tenuta macroeconomica del Paese. Gli analisti economici avvertono che una massa di oltre 1.000 miliardi di rubli che circola al di fuori del circuito bancario ufficiale rischia di alimentare ulteriormente la già forte spinta inflazionistica in Russia. Quando il denaro esce dalle banche, la Banca Centrale perde efficacia nell’applicare la sua politica monetaria (come l’innalzamento dei tassi di interesse) per raffreddare i prezzi.
Inoltre, economisti legati ad ambienti statali hanno iniziato a lanciare allarmi sul rischio, a lungo termine, di una crisi sistemica del settore bancario se la fiducia dei consumatori non verrà ripristinata. La Russia si trova così davanti a un paradosso: nel tentativo di blindare la propria sicurezza informatica e controllare capillarmente i flussi finanziari dei cittadini, ha finito per minare le basi stesse della propria stabilità economica, risvegliando nei russi vecchie abitudini che sembravano ormai superate.


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