Ti Lancio dagli Usa Washington 21 luglio 2026 – Le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Canada sono precipitate al livello di guardia più basso degli ultimi decenni. L’amministrazione guidata da Donald Trump ha firmato una serie di provvedimenti per imporre nuovi dazi punitivi del 50% su un’ampia gamma di prodotti d’importazione canadesi. La mossa, giunta al culmine di settimane di altissima tensione politica e provocazioni incrociate — dalle polemiche sul fumo degli incendi in Ontario alle ritorsioni doganali —, rischia di far saltare gli equilibri dell’accordo di libero scambio nordamericano (USMCA/CUSMA).
Lo scontro tra la Casa Bianca e il governo canadese guidato dal Primo Ministro Mark Carney si è trasformato in un’escalation su più fronti. Nei giorni scorsi, a far scalpore erano state le dichiarazioni di Trump in merito alle coltri di fumo generate dai devastanti incendi boschivi che stanno colpendo l’Ontario. Il presidente americano aveva minacciato di esigere “risarcimenti” o di applicare sanzioni doganali contro Ottawa, sostenendo che l’inquinamento atmosferico trasportato dai venti verso le città statunitensi stesse “avvelenando l’aria americana”.
Se per molti osservatori il dossier sugli incendi sembrava solo un pretesto retorico, la risposta economica di Washington non si è fatta attendere. La Casa Bianca ha infatti ufficializzato l’applicazione di tariffe del 50% su beni dal valore stimato di circa 20 miliardi di dollari. Tra i prodotti colpiti figurano vino e alcolici, cemento, automobili, prodotti lattiero-caseari e persino le iconiche attrezzature da hockey su ghiaccio.
Per giustificare e applicare la misura senza attendere lunghi iter parlamentari, Donald Trump ha ricorso a uno strumento legale quasi dimenticato: la Sezione 338 del Tariff Act del 1930. Questa norma dell’era della Grande Depressione consente al presidente degli Stati Uniti di applicare dazi rappresaglia fino al 50% contro quei Paesi che adottano politiche ritenute “discriminatorie” nei confronti dei prodotti americani.
La Casa Bianca ha accusato Ottawa di condotta protezionistica e sleale nei settori strategici dell’auto, dell’alcol e dei latticini, sostenendo che le recenti barriere e ritorsioni adottate dal Canada abbiano danneggiato l’industria statunitense.
A differenza di altri dossier internazionali, dal Canada non è arrivato alcun segnale di cedimento. Il governo di Ottawa e i leader provinciali hanno adottato una linea di massima fermezza. Il Premier Mark Carney ha ribadito che il Canada ha unicamente risposto a precedenti azioni unilaterali degli Stati Uniti che violavano gli accordi USMCA, sottolineando che il Paese farà valere i propri diritti e difenderà le proprie imprese con ogni mezzo legittimo. Doug Ford, Premier dell’Ontario (la provincia direttamente coinvolta sia nella crisi degli incendi che nel cuore manifatturiero dell’auto), è stato ancora più esplicito, dichiarando che il Canada deve rispondere “dazio su dazio, dollaro su dollaro” di fronte a quelle che definisce minacce inaccettabili.
I nuovi dazi entreranno ufficialmente in vigore tra 30 giorni, una finestra temporale lasciata aperta per ipotetici negoziati dell’ultimo minuto. Tuttavia, il clima tra i due storici partner commerciali appare estremamente compromesso. L’impatto sui consumatori: gli analisti economici avvertono che tariffe così aggressive non colpiranno solo i produttori canadesi, ma rischiano di riaccendere la spinta inflazionistica negli stessi Stati Uniti, aumentando i costi per le famiglie e le catene di fornitura industriali alla vigilia delle elezioni di metà mandato


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