Cookie Policy Industria. Taranto. Ex Ilva, Jindal non si ritira dopo lo stop dei giudici, confermato l'interesse - Tilancio

Industria. Taranto. Ex Ilva, Jindal non si ritira dopo lo stop dei giudici, confermato l’interesse

Industria. Taranto. Ex Ilva, Jindal non si ritira dopo lo stop dei giudici, confermato l’interesse

Ti Lancio da Taranto Puglia 28 luglio 2026 – A poche ore dalla sentenza della Corte d’appello di Milano che impone il blocco dell’area a caldo entro 90 giorni, il colosso indiano ribadisce la volontà di rilevare lo stabilimento di Taranto. Nel piano spunta un nuovo forno carbon free, ma la strada resta in salita.

Nonostante il duro colpo incassato con l’ultima decisione della magistratura milanese, la partita per il futuro dell’ex ILVA non si chiude. A poche ore dal verdetto della Sezione specializzata in materia di Impresa della Corte d’appello di Milano — che ha ordinato lo stop delle attività dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro tre mesi — il gruppo indiano Jindal ha confermato ufficialmente il proprio interesse per l’acquisizione dell’intero complesso siderurgico.

La conferma è arrivata attraverso una nota ufficiale diffusa dall’advisor legale del gruppo, lo studio Chiomenti. Una mossa che riapre i giochi per l’azienda oggi denominata Acciaierie d’Italia (in amministrazione straordinaria), proprio mentre il rischio di un blocco totale delle attività sembrava aver compromesso definitivamente i piani di vendita del governo.

A differenza di altre ipotesi di ridimensionamento circolate nei mesi scorsi, la manifestazione di interesse di Jindal punta al rilevamento dell’intero perimetro produttivo dello stabilimento pugliese:

 Integrazione tra area a caldo e area a freddo: il gruppo indiano intende acquisire entrambe le sezioni dell’impianto, mantenendo la continuità della catena di produzione.

 Svolta green con un forno carbon free: la vera novità riguarda la previsione di realizzare un nuovo forno a impatto zero, un passaggio chiave nell’ottica della progressiva decarbonizzazione dell’impianto.

 Accordi da definire: la nota specifica chiaramente che l’impegno resta vincolato alla definizione formale dei relativi accordi finanziari, operativi e vincolanti con le istituzioni e i commissari straordinari.

L’annuncio di Jindal assume un peso politico e industriale enorme perché arriva in diretta risposta al pronunciamento dei giudici milanesi. La Corte d’appello ha infatti accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori di Taranto contro ILVA e Acciaierie d’Italia in AS, decretando loo stop è immediato: entro 90 giorni l’attività siderurgica a caldo dovrà essere sospesa.

Condizioni severe per la ripartenza: la produzione potrà riprendere unicamente a fronte della completa bonifica dell’asbesto (amianto) presente negli impianti e del drastico abbattimento delle emissioni di polveri sottili entro i livelli di sicurezza.

L’intenzione di Jindal di investire su un forno carbon free e di proseguire la trattativa offre uno spiraglio al governo, che finora ha sostenuto il polo siderurgico a suon di “prestiti ponte” ed erogazioni statali per evitare il fallimento.

Tuttavia, il nodo resta di natura temporale e finanziaria: chiunque subentri nella gestione dovrà affrontare la gestione di uno stabilimento che nel giro di tre mesi sarà parzialmente sigillato dalla magistratura. Il piano di Jindal dovrà integrarsi con i tempi imposti dalla giustizia e con gli ingenti costi necessari per le bonifiche dell’amianto, senza i quali nessun altoforno potrà tornare in funzione.

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