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L’industria ceramica come cartina di tornasole del Paese: Storchi e Manfredini (UCID) chiedono una visione strategica nazionale

L’industria ceramica come cartina di tornasole del Paese: Storchi e Manfredini (UCID) chiedono una visione strategica nazionale

Italia. Incertezza geopolitica, costi energetici e transizione ecologica mettono a dura prova il distretto emiliano da 8 miliardi di euro. Da UCID il monito alle istituzioni e a Confindustria: servono politiche di insieme e neutralità tecnologica per difendere la competitività del Made in Italy.

Sassuolo (Mo) 29 ottobre 2026 – Il settore ceramico italiano — un pilastro del Made in Italy e un modello di eccellenza industriale riconosciuto a livello mondiale, forte di un distretto emiliano che da solo vale circa 8 miliardi di euro di fatturato — si trova oggi ad affrontare una fase di trasformazione profonda e complessa. Tra incertezze geopolitiche, volatilità dei costi delle materie prime, contrazione della domanda e una transizione ecologica sempre più severa, l’industria ceramica necessita di risposte strutturali che vadano ben oltre la mera gestione dell’emergenza temporanea.

Fabio Storchi: “Servono piani energetici lungimiranti e il contributo decisivo di Confindustria”

A mettere al centro del dibattito la portata nazionale di questa crisi è Fabio Storchi, presidente del CTS di UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti), che individua nel distretto della ceramica un vero e proprio indicatore dello stato di salute dell’intera manifattura italiana. “Il comparto ceramico rappresenta una cartina di tornasole per l’intera economia del Paese”, dichiara con fermezza Fabio Storchi. “Come sottolineiamo da tempo in ambito UCID, il sistema produttivo italiano necessita con urgenza di piani industriali ed energetici strutturati con reale lungimiranza. Non è pensabile guidare la trasformazione industriale senza garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, l’accessibilità dei costi energetici e la neutralità tecnologica. Per fare fronte alle sfide di un mercato globale sempre più aggressivo, l’Italia deve dotarsi di una politica industriale energetica strategica, fondata su innovazione sostenibile e competitività.”

Storchi richiama inoltre l’intero sistema di rappresentanza industriale a un’assunzione di responsabilità diretta e incisiva: “Confindustria ha una grande responsabilità in merito all’ottenimento di piani di grande visione strategica, per i quali è necessario che metta in campo il suo contributo fattivo e decisivo”, conclude il Presidente del CTS UCID, tracciando una rotta chiara per difendere la forza competitiva dell’Italia sui mercati internazionali.

Sulla stessa linea di analisi si colloca Franco Manfredini, alla guida di Casalgrande Padana e storico iscritto dell’UCID sezione di Reggio Emilia, che ha passato in rassegna le criticità più urgenti che stanno mettendo a dura prova la tenuta economica del comparto. Incertezza e costi energetici: l’alta esposizione alle fluttuazioni dei prezzi di gas ed energia elettrica incide direttamente sulla redditività di un settore ad altissima intensità energetica. Vincoli di decarbonizzazione: la necessità di accelerare sulla transizione ecologica si scontra con la mancanza di alternative tecnologiche e infrastrutturali immediatamente fruibili a costi competitivi. Competizione globale sbilanciata: le aziende italiane soffrono la concorrenza di competitor extra-UE, favoriti da normative ambientali, energetiche e fiscali notevolmente meno rigide. Rallentamento del mercato del credito e delle costruzioni: l’aumento dei tassi di interesse e la generale cautela negli investimenti edili a livello globale frenano la domanda.

Di fronte a questo quadro, la ricetta di Manfredini è netta: l’unica via d’uscita risiede nell’adozione di un approccio sistemico e partecipato. “Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze con interventi a macchia di leopardo”, sottolinea Manfredini, richiamando la sensibilità etica e strategica che da sempre guida l’azione dell’UCID. “Le crisi attuali dimostrano che occorre prevenire le criticità del futuro attraverso piani e politiche di insieme che tengano conto dell’intera filiera industriale, del territorio e del fattore umano. Serve una convergenza vera tra imprese, istituzioni, parti sociali e sistema creditizio per costruire strategie di medio-lungo periodo, capaci di tutelare il valore del lavoro, il patrimonio conoscitivo del distretto e la coesione sociale.”

L’appello lanciato da Storchi e Manfredini va oltre i confini del distretto ceramico emiliano. Riconoscere la ceramica come cartina di tornasole dell’economia nazionale significa comprendere che la tenuta dell’intera manifattura italiana passerà dalla capacità del Paese di darsi regole chiare, autonomia energetica, sostenibilità realistica e un’azione corale capace di proteggere l’eccellenza del lavoro e dell’impresa sul panorama globale.

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