Le ultime dichiarazioni da Mosca tracciano la linea del Cremlino sui contatti con Kiev e i leader occidentali, mentre crescono le tensioni in Europa sui canali di dialogo aperti con Vladimir Putin.
Ti Lancio da MOSCA 1 novembre — Il Cremlino torna a far parlare di sé sul fronte diplomatico. Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera del presidente russo Vladimir Putin, ha dichiarato che l’inquilino del Cremlino risponderebbe a un’eventuale telefonata del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Tuttavia, la disponibilità al dialogo si scontra con condizioni nette e provocatorie: se Kiev desidera davvero un confronto diretto, secondo Mosca dovrebbe avvenire direttamente nella capitale russa.
Interpellato dai media russi, e in particolare dall’agenzia di stampa Interfax, Ushakov non ha chiuso del tutto la porta a un contatto, pur ridimensionandone i toni: “Penso che risponderà, naturalmente. Putin non si è mai rifiutato di parlare”, ha affermato il consigliere.
Tuttavia, la via diplomatica tracciata da Mosca appare a ostacoli. Secondo Ushakov, l’Ucraina continuerebbe a lanciare segnali attraverso canali ufficiosi: “Lui manda segnali attraverso vari canali. Visto che vuole così tanto parlare, allora che venga”, ha aggiunto, subordinando di fatto l’incontro a un viaggio di Zelensky a Mosca, un’ipotesi al momento politicamente impraticabile per Kiev.
La mossa si inserisce in una più ampia strategia comunicativa del Cremlino. Già venerdì scorso, il portavoce Dmitry Peskov aveva ribadito che Putin resta “aperto al dialogo con tutti”, citando la disponibilità a rispondere a potenziali chiamate di leader occidentali come il presidente francese Emmanuel Macron o il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Mentre Mosca detta le sue condizioni, la gestione dei rapporti con il Cremlino continua a creare frizioni all’interno dell’Unione Europea e tra i partner occidentali.
Nei giorni scorsi, una conversazione telefonica tra il presidente finlandese Alexander Stubb, il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e Vladimir Putin ha sollevato un polveroso dibattito politico. Tra i più critici figurano i vertici danesi: il primo ministro Mette Frederiksen ha infatti espresso scetticismo e disappunto, sostenendo che iniziative diplomatiche e colloqui di questa portata con Mosca dovrebbero essere tassativamente concordati e coordinati in modo congiunto a livello di Unione Europea, per evitare fughe in avanti e mantenere un fronte occidentale compatto.


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