(Ti Lancio dall’Umbria) Perugia 30 agosto 2024 – Il futuro offre delle grandi opportunità di sviluppo, occorre però avere oltre ai fondi anche le persone in grado di portare avanti la crescita delle aziende a livello professionale. In Umbria esistono delle realtà uniche a livello industriale come “Umbria Aereospace Cluster”. Si tratta di una rete di imprese che ha iniziato ad operare circa 16 anni fa in un settore all’avanguardia come l’aerospazio.
Nel 2008 erano otto le imprese che hanno iniziato a collaborare e a fare rete e ora sono ben 42. Recentemente 18 ditte rappresentanti di questa rete di imprese hanno partecipato al Farnborough International Airshow di Londra in Inghilterra (nella foto), una delle manifestazioni più importanti dedicate al settore aereo-spaziale e secondo Confindustria Umbria è stata un esperienza molto positiva per i contratti che sono stati stipulati. Le fiere principali in questo settore sono quella londinese e quella francese di Parigi-Le Bourget che si svolge negli anni dispari e anche in questa occasione i risultati sono stati ottimi, tanto da lanciare un notevole sviluppo.
Complessivamente le imprese della rete impiegano direttamente 4.500 persone, hanno un giro di affari di quasi un miliardo di euro e una crescita degli investimenti in ricerca e sviluppo del 10 per cento annuo. Le aziende sono sia grandi che piccole o medie e spin-off universitarie e sono a contatto diretto con le grandi filiere internazionali dell’aeronautica commerciale, dello spazio e della difesa come l’Agenzia Spaziale Italiana, Airbus, Boeing, Collins, European Space Agency, Leonardo, Lockheed Martin, Nasa e Safran.
In questo quadro positivo vi è però quello della difficoltà nel trovare del personale qualificato nelle competenze soprattutto digitali. Secondo i dati di Confartigianato in Umbria mancano 3750 figure capaci di gestire tecnologie come l’intelligenza artificiale, il cloud computing, l’Industrial Internet of Things (IoT), la data analytics, i big data, la realtà virtuale e aumentata e la blockchain. In Italia invece mancherebbero quasi 700.000 lavoratori in questi campi.
(PARU)


Leave a Reply