(Ti Lancio dalla Slovenia) Lubiana 23 aprile 2026 – Non sono cattedrali nel deserto né monumenti all’ego dell’archistar, ma interventi chirurgici sul tessuto esistente. L’edizione 2026 dell’ European Union Prize for Contemporary Architecture – Mies van der Rohe Awards , il premio più prestigioso del continente, ha tracciato una linea netta: il futuro dell’architettura europea risiede nel riuso adattivo e nella valorizzazione del patrimonio novecentesco.
Nella categoria principale, il premio è stato assegnato alla ristrutturazione del Palais des Expositions a Charleroi, in Belgio. Il lavoro, firmato dallo studio AgwA in collaborazione con l’architetto Jan De Vylder Inge Vinck , rappresenta una lezione di pragmatismo e visione.
Gli architetti sono intervenuti su un mastodontico centro congressi degli anni Cinquanta, trasformandolo in un polo multifunzionale senza cancellarne l’identità industriale. La forza del progetto risiede nella “sottrazione”: invece di aggiungere volumi, sono stati creati vuoti strategici, come terrazze urbane coperte e atri luminosi, capaci di connettere la struttura alla città e di integrare il verde dove prima c’era solo cemento. Un esempio magistrale di come la sostenibilità possa passare per l’economia di mezzi e il rispetto della preesistenza.
Il premio per gli Emergenti vola invece in Slovenia, assegnato allo studio Vidic Grohar Arhitekti per il progetto Temporary Spaces for Slovenian National Theatre Drama a Lubiana.
Qui, la sfida era doppia: trasformare un ex complesso industriale degli anni Sessanta in un teatro funzionale in tempi record e con un budget limitato. L’uso del CLT (Cross Lamination Timber) e di materiali riciclati ha permesso di creare uno spazio temporaneo che non ha nulla di precario. La modularità e la flessibilità degli ambienti dimostrano che anche l’architettura reversibile e “di transito” può ambire a standard estetici e sociali elevatissimi, rigenerando aree urbane marginalizzate.
I vincitori degli EU Mies Awards 2026 confermano una tendenza ormai consolidata nel panorama europeo: la fine dell’era delle “nuove costruzioni a ogni costo”. Entrambi i progetti testimoniano che lavorano sul patrimonio esistente — che si tratti di un palazzo dei congressi o di una fabbrica dismessa — non è un limite, ma un’opportunità creativa.
In un’epoca di crisi climatica e scarsità di risorse, l’architettura celebrata dalla Commissione Europea e dalla Fundació Mies van der Rohe non è più quella che occupa nuovo suolo, ma quella che sa curare e riabitare ciò che già possediamo.


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