Cookie Policy ATTUALITA'. UK. CRISI HORMUZ: PIANO A SEI PER RIAPRIRE LO STRETTO. L’ITALIA ADERISCE, MA È SCONTRO CON TEHERAN - Tilancio

ATTUALITA’. UK. CRISI HORMUZ: PIANO A SEI PER RIAPRIRE LO STRETTO. L’ITALIA ADERISCE, MA È SCONTRO CON TEHERAN

ATTUALITA’. UK. CRISI HORMUZ: PIANO A SEI PER RIAPRIRE LO STRETTO. L’ITALIA ADERISCE, MA È SCONTRO CON TEHERAN

(Ti Lancio dal Regno Unito) Londra 20 marzo 2026 – Una coalizione internazionale per spezzare l’assedio energetico e garantire la libera navigazione in uno dei punti più caldi del globo. Il Regno Unito ha annunciato oggi un piano congiunto, siglato da sei Paesi (Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone), per rispondere al blocco dello Stretto di Hormuz attuato dall’Iran.

L’iniziativa arriva come contromossa alla decisione di Teheran di chiudere il passaggio marittimo in risposta agli attacchi subiti da Stati Uniti e Israele, una mossa che sta strangolando le rotte commerciali e facendo impennare i costi energetici mondiali.

In una nota ufficiale diffusa da Londra, i sei governi condannano gli attacchi iraniani contro navi mercantili e infrastrutture civili, comprese le installazioni di gas e petrolio. «Chiediamo all’Iran di cessare immediatamente le minacce, la posa di mine e gli attacchi con droni», si legge nel documento, che invoca il rispetto della Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza ONU.

Oltre al piano diplomatico, la coalizione ha accolto con favore la decisione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia di autorizzare un rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio per stabilizzare i mercati, annunciando collaborazioni con i Paesi produttori per aumentare l’output globale.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha lanciato un duro monito ai firmatari del piano: chiunque aiuterà gli Stati Uniti a forzare la riapertura dello Stretto si renderà «complice dell’aggressione» contro la Repubblica Islamica.

Il coinvolgimento dell’Italia nel piano ha sollevato immediate polemiche politiche a Roma, spingendo il Governo a chiarire la natura della propria partecipazione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha cercato di smorzare i toni, definendo l’intesa come un atto prettamente diplomatico: «È un documento politico, non militare. Lavoriamo insieme per creare le condizioni per la libertà di circolazione marittima e per evitare l’escalation».

Sulla stessa linea il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha smentito categoricamente l’ipotesi di una “missione di guerra”:«Non c’è alcun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa. È fondamentale che siano le Nazioni Unite a offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica».

Lo Stretto di Hormuz è il “collo di bottiglia” dell’economia mondiale: da qui transita circa il 20% del consumo globale di petrolio. Un blocco prolungato rischierebbe di innescare una recessione globale, motivo per cui la coalizione dei sei Paesi (che include le principali economie europee e il Giappone) considera la riapertura una priorità assoluta di sicurezza nazionale.

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