(Ti Lancio dal Regno Unito) Londra 2 marzo 2026 – Le recenti operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, culminate nell’operazione del 28 febbraio 2026, hanno innescato quella che il Financial Times definisce la più grave minaccia alla sicurezza energetica dell’ultimo decennio. Non si tratta solo di una crisi locale, ma di un evento capace di ridisegnare i flussi globali di petrolio e gas.
Il timore principale riguarda il blocco dello Stretto di Hormuz. Per questo passaggio transita circa il 20% del petrolio mondiale (15-20 milioni di barili al giorno) e il 22% del GNL (Gas Naturale Liquefatto). All’apertura dei mercati di lunedì 2 marzo, il Brent ha registrato un’impennata intraday del 13%, toccando punte di 82,37 dollari al barile, prima di stabilizzarsi intorno ai 79 dollari. Oltre 200 navi cargo e petroliere hanno gettato l’ancora fuori dallo stretto invece di tentare il transito. Questo crea una “distruzione di fatto” anche senza un blocco fisico totale, a causa dell’impennata dei costi assicurativi e del rischio bellico.
Se per gli Stati Uniti l’impatto è mitigato dalla produzione interna di shale gas, l’Europa appare estremamente vulnerabile. Gli analisti di ICIS prevedono che un’interruzione prolungata dei flussi di gas dal Qatar (che transita per Hormuz) potrebbe spingere il benchmark europeo TTF sopra i 90,00 €/MWh. Questo scenario comporterebbe una carenza sistemica proprio nel momento in cui le scorte invernali sono ai minimi, costringendo i governi europei a razionamenti industriali.
In risposta all’emergenza, i paesi OPEC+ (guidati da Arabia Saudita e Russia) si sono riuniti d’urgenza domenica 1° marzo, concordando un aumento della produzione di 206.000 barili al giorno per aprile. Tuttavia, il Financial Times sottolinea che la capacità di riserva è limitata e, soprattutto, non risolve il problema logistico: se le navi non possono circolare nel Golfo, produrre più petrolio non serve a calmarne il prezzo.
La diagnosi degli esperti citati dal FT è severa: una chiusura prolungata dello stretto (oltre i due mesi) è la “garanzia di una recessione globale”. L’aumento dei costi energetici si rifletterà immediatamente sul settore automotive: con costi dei polimeri e della logistica in rialzo del 15-25 per cento.


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