Cookie Policy ATTUALITA'. USA. L’ULTIMO TRENO DA L’AVANA: LE IMPRESE STRANIERE ABBANDONANO CUBA MENTRE L’ECONOMIA COLLASSA - Tilancio

ATTUALITA’. USA. L’ULTIMO TRENO DA L’AVANA: LE IMPRESE STRANIERE ABBANDONANO CUBA MENTRE L’ECONOMIA COLLASSA

ATTUALITA’. USA. L’ULTIMO TRENO DA L’AVANA: LE IMPRESE STRANIERE ABBANDONANO CUBA MENTRE L’ECONOMIA COLLASSA

Un’inchiesta del Wall Street Journal svela la fuga di massa degli investitori esteri dall’isola caraibica. Tra blackout perenni, mancanza di valuta forte e il fallimento delle riforme monetarie, fare impresa a Cuba è diventato impossibile. Persino i partner storici dicono addio.

(Ti Lancio dagli Stati Uniti) New York 8 giugno 2026 – Per decenni, nonostante l’embargo statunitense e le rigidità del regime castrista, molte aziende straniere hanno scommesso su Cuba, attratte dal potenziale del turismo, dalle risorse minerarie e dall’apertura di zone franche come il porto di Mariel. Oggi, quella scommessa è ufficialmente persa. Secondo una dettagliata inchiesta del Wall Street Journal, le imprese estere stanno letteralmente fuggendo dall’isola, spinte dal collasso sistemico di un’economia che non offre più le condizioni minime per sopravvivere.

Non si tratta solo di una crisi temporanea, ma di una paralisi strutturale. Imprenditori europei, canadesi e latinoamericani stanno liquidando le proprie attività o lasciando i progetti a metà, esausti da promesse di riforma mai mantenute e da una quotidianità operativa diventata insostenibile.

La fuga degli investitori è l’effetto diretto di tre fattori macroeconomici che hanno messo in ginocchio il Paese. La crisi energetica e i blackout perenni: la rete elettrica cubana è vicina al collasso totale. Le interruzioni di corrente durano spesso dalle 12 alle 18 ore al giorno, paralizzando fabbriche, hotel, uffici e catene logistiche. Gestire un’azienda senza la garanzia dell’energia elettrica è diventato un costo insostenibile. La trappola della doppia valuta e l’inflazione: il fallimentare tentativo di unificazione monetaria avviato dal governo ha innescato un’inflazione fuori controllo e la svalutazione selvaggia del peso cubano sul mercato nero. Il blocco dei pagamenti in valuta forte: le aziende straniere che vendono beni o servizi a Cuba non riescono a convertire i propri guadagni in dollari o euro, né a rimpatriare i profitti. Il governo cubano, a corto di riserve valutarie, ha congelato i conti bancari aziendali, lasciando le imprese estere con montagne di pesos inutilizzabili e crediti commerciali non riscossi per milioni di dollari.

Il turismo, da sempre il motore economico dell’isola e il settore a maggiore partecipazione straniera (attraverso joint-venture con catene alberghiere spagnole e canadesi), sta registrando una contrazione drammatica. La carenza di cibo di base, la qualità scadente dei servizi dovuta alla mancanza di forniture e i continui blackout hanno spinto i turisti internazionali a preferire altre mete caraibiche, come la Repubblica Dominicana o il Messico.

Anche il settore manifatturiero e quello dei beni di consumo sono al palo. Molte aziende straniere che importavano materie prime per lavorarle in loco hanno dovuto interrompere la produzione perché i container rimangono bloccati nei porti a causa della burocrazia o dell’impossibilità di pagare i fornitori internazionali.

A peggiorare lo scenario per le imprese si aggiunge la più grande ondata migratoria della storia post-rivoluzionaria di Cuba. Negli ultimi anni, centinaia di migliaia di cubani — spesso i giovani più istruiti, ingegneri, contabili e tecnici qualificati — hanno lasciato l’isola diretti verso gli Stati Uniti o l’Europa.

Per le aziende straniere rimaste, questo si traduce in una disperata carenza di personale. Anche quando le imprese provano a offrire salari più alti o incentivi, il potere d’acquisto reale viene polverizzato dall’inflazione, spingendo i dipendenti a licenziarsi per tentare la via dell’espatrio.

Il vuoto lasciato dalle imprese occidentali e liberali rischia di ridefinire gli equilibri dell’isola. Di fronte all’abbandono dei partner tradizionali, il governo di L’Avana sta stringendo legami sempre più stretti con nazioni alleate come la Russia e la Cina, offrendo loro concessioni commerciali e territoriali in cambio di petrolio, grano e crediti finanziari. Tuttavia, gli analisti concordano sul fatto che gli aiuti di Mosca e Pechino sono palliativi geopolitici che non hanno la forza strutturale per modernizzare un’economia pianificata ormai al binario morto.

La fuga delle imprese estere non è solo un danno economico per il regime; è il segnale definitivo che il modello cubano ha perso ogni barlume di attrattività, lasciando l’isola in un isolamento economico senza precedenti.

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