(Ti Lancio dall’Emilia Romagna) Bologna 11 febbraio 2026 – Bologna si sveglia con una notizia, di mesi fa, che segna la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra: lo storico ristorante Diana, dal 1909 punto di riferimento indiscusso della cucina felsinea, passa di mano. Il testimone viene ceduto da Stefano Tedeschi (presidente della Fortitudo) a una società già ben radicata nel tessuto gastronomico cittadino, proprietaria di realtà amate come la Taverna del Postiglione e la Trattoria dal Biassanot.
Ma cosa significa questo per chi ha varcato la soglia di via Indipendenza proprio nelle ultime ore? Ecco il racconto di una cena che conferma perché il Diana sia, e debba restare, un baluardo intramontabile.

Appena entrati, si respira quell’atmosfera “senza tempo” citata dai nuovi proprietari nel loro annuncio ufficiale. Il servizio è stato impeccabile: camerieri gentilissimi, capaci di quel garbo d’altri tempi che ti fa sentire non un semplice cliente, ma un ospite gradito in un salotto buono della città.
Se c’è un piatto che definisce l’identità di questo luogo, è senza dubbio il tortellino in brodo di cappone. Definirlo “superlativo” è quasi riduttivo. Limpido, dorato, con quel sapore profondo e confortante che solo una cottura lenta e sapiente può regalare. Piccoli scrigni perfetti, chiusi a mano, che racchiudono il cuore della “grassa” Bologna.

Non di sola carne vive l’eccellenza del Diana. la Catalana e la sorpresa è stata totale. Materia prima freschissima e un equilibrio di sapori degno delle migliori interpretazioni nazionali di questo piatto. Una dimostrazione di versatilità che eleva il ristorante oltre l’etichetta di semplice “tempio del bollito”.
L’acquisizione da parte del gruppo che gestisce il Biassanot e il Postiglione fa ben sperare. L’obiettivo dichiarato sui social è chiaro: “Rivivere le atmosfere e i sapori di una Bologna senza tempo”.
Il Diana non è solo un ristorante; è un pezzo di storia che dal 1909 osserva il mutare della città. Se la nuova gestione saprà mantenere questa cortesia rara e la qualità assoluta delle materie prime che ho testato personalmente, il futuro di questa “pietra angolare” è in ottime mani. Carta dei vini pregiatissima.
Lunga vita al Diana.


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