PER UN NATALE SPECIALE, I PANETTONI DI DALL’AVA, ANCHE DA 20 KG

In arrivo per il Natale 2020, i nuovi gusti dei panettoni ‘Maria Vittoria’ di Carlo Dall’Ava: con il segmento Bakery dell’azienda che, da anni, non si occupa solo di prosciutti. Panettoni anche da 20 kg: per un Natale di un anno molto particolare. Classico o con zenzero candito e cannella; con lampone e gocce di cioccolato, all’amarena o con cioccolato valrhona e arancia o, addirittura, con caramello zalato: sono le versioni in cui si propone nel 2020. A impreziosire un contenuto di per sé di altissima qualità, come già nel 2017 ha certificato la Guida del Gambero Rosso, c’è il packaging raffinato, originale, anche istrionico e sempre attento alla filosofia del momento, ovvero la completa sostenibilità. Dai 100 grammi fino ai 20 chili. Per il panettone classico “Maria Vittoria” vengono usati gli ingredienti migliori disponibili sul mercato: farine di frumento Petra del Molino Quaglia, canditi di arancio e cedro del Maestro Morandin, uvetta, burro Belga, miele delle Valli del Natisone, tuorlo d’uovo e Vaniglia Bourbon del Madagascar. Zenzero candito e cannella caratterizzano un panettone dal gusto orientaleggiante che conquisterà per la nota fresca e piccante dello zenzero candito, utilizzato nella sua versione freschissima e accuratamente selezionato. Decisamente innovativo, pur con prodotti della tradizione, il panettone al Lampone e gocce di cioccolato, perché Dall’Ava per questo prodotto ha scelto di utilizzare il Framboise Valrhona, cioè cioccolato bianco e estratto di lampone, una soluzione decisamente innovativa. Amarene rigorosamente italiane sono quelle che impreziosiscono un altro panettone, che si piace per il suo gusto dolce e intenso e per la piacevolezza al palato delle amarene candite. Il panettone Cioccolato Valrhona e arancia si presenta ricoperto dalla glassa lucente al cioccolato con decorazione di Pepite Valrhona, una “cupola” sotto la quale si cela un impasto morbido con solo arancio candito del maestro Morandi e pèrles di Cioccolato Valrhona. E per chi non sa decidersi tra il dolce e il salato? “Maria Vittoria” ha trovato la soluzione con il panettone “caramello salato”, un’idea dolce contrastata da un’anima salata che sa stuzzicare i migliori palati. I panettoni possono viaggiare verso la loro destinazione con imballi di carta trasparente con texture personalizzata ed elegante fiocco azzurro; in scatole green di cartoncino serigrafato, coperto bianco e nastro di raso; in affascinanti secchi latta per vernice, un contenitore non “usa e getta” che incontra il mondo della street art tanto cara a “Maria Vittoria”. ‘Viviamo tutti un anno difficile – spiega Carlo Dall’Ava – con questi prodotti vogliamo regalare qualità a tavola, per festeggiare le prossime feste con serenità’.
I panettoni possono essere acquistati online, accedendo al sito www.prosciuttocompany.com

Carlo Dall’Ava pic by @AnnaAirone @AironeFoto

PROSCIUTTO SAN DANIELE: VOLANO GLI ACQUISTI ON LINE IN EPOCA COVID

In epoca di pandemia si prediligono i prodotti locali o a indicazione geografica. Il consumatore sceglie il Made in Italy, tra cui la Dop, Prosciutto di San Daniele, che ha mantenuto i volumi di consumo nonostante il periodo, registrando una lieve flessione della produzione – del 2% – rispetto allo scorso anno. Prodotte 16,5 milioni di confezioni certificate di San Daniele Dop affettato. Forte crescita degli shop on line delle aziende consorziate.

A confermarlo Mario Cichetti (nella foto), direttore generale del Consorzio del Prosciutto di San Daniele: ‘Le aziende produttrici del San Daniele Dop non si sono mai fermate, sempre nel rispetto delle normative vigenti, per poter rifornire la grande distribuzione, le piccole gastronomie, rispondendo così alla richiesta di prodotto da parte dei consumatori. Rileviamo inoltre una forte crescita degli shop on line, infatti, giungono ottime performance dagli e-commerce delle aziende consorziate che si sono dimostrati una risposta capace di mantenere legami importanti con i consumatori e, allo stesso tempo, di ampliare il mercato di riferimento in particolar modo nel periodo della quarantena.  Nella grande distribuzione -durante il lockdown di primavera – il San Daniele ha avuto una leggera flessione delle vendite al banco taglio, favorendo però la vaschetta di prodotto preaffettatato che ha fatto registrare un trend positivo vista la preferenza dei consumatori nel prediligere prodotti ‘ready to eat’ soprattutto durante il lockdown. Confermano questa tendenza i numeri relativi al San Daniele Dop affettato in vaschetta: le confezioni certificate prodotte ad oggi sono state circa 16,5 milioni. L’acquisto di tranci o prosciutti interi disossati, invece, avviene principalmente negli spacci delle aziende produttrici o nelle gastronomie di dettaglio. In un anno anomalo come quello che stiamo vivendo è difficile fare delle previsioni sul risultato annuale dei consumi, sarà necessario concludere l’anno e attendere le performance del periodo natalizio. Il canale Horeca, in particolare, ha avuto grandi difficoltà causate dalle restrizioni primaverili e tutt’ora con le recenti limitazioni. Nei mesi di giugno, luglio e agosto, tuttavia, si è registrata una discreta ripresa dei consumi del settore, anche legata anche al turismo estivo interno. Questa ripresa coincide con quella del Prosciutto di San Daniele, proprio a partire dai mesi estivi, confermando l’apprezzamento del settore nei confronti del nostro prodotto. Sulla produzione generale di Prosciutto di San Daniele le esportazioni incidono per il 20%. Anche per l’anno in corso i numeri confermano questa quota di vendita all’estero e sono equamente suddivisi tra mercato europeo e resto del mondo. I Paesi che detengono la quota più rilevante per l’esportazione del Prosciutto di San Daniele Dop si confermano, in ordine: la Francia con il 27%, gli Stati Uniti con il 19% (ricordiamo che qui il Prosciutto di San Daniele non è stato colpito dai recenti dazi in ambito alimentare), la Germania con il 13% e, ultimo paese in doppia cifra, l’Australia con il 10%. Seguono Austria, Regno Unito, Giappone, Canada e Messico, dove il marchio è presente e contribuisce ad ampliare sempre di più il bacino delle esportazioni. L’attività produttiva è stata condizionata dalla pandemia di Sars-Cov2 nel primo semestre, ma nel secondo sta mostrando i segnali di una leggera inversione di marcia, inversione che porterà a un 2021 di riequilibrio. Il comparto dovrà, compatibilmente con la situazione generale, riuscire a confermare i volumi di vendite fatti registrare ante pandemia e conseguente lockdown. Tra gli obiettivi del nuovo anno si punterà allo svolgimento dei progetti e delle iniziative che sono state annullate o sospese nel corso del 2020, con la speranza di poterle realizzare al meglio. Infine, rimane prioritario per il Consorzio proseguire nel racconto delle peculiarità e nella tutela di un prodotto di eccellenza italiana conosciuto in tutto il mondo’.

MARCHI STORICI ITALIANI FANNO GOLA AI FONDI. TOSOLINI RESISTE

Ha ricevuto proposte di acquisto da fondi di investimento, la nota Distilleria Tosolini, ma la famiglia, in capo all’impresa da tre generazioni, rimane salda. ‘Non molliamo, anche se il periodo è difficile’. Una peculiarità delle Distillerie Tosolini: al vertice dell’azienda, da tre generazioni, i componenti della famiglia omonima e con successo. Una rarità nelle piccole medie imprese italiane: tutti e tre i figli del noto Giovanni Tosolini, sono con lui, oggi, alla guida dell’azienda. Una grappa di stile e di qualità in ogni senso, anche nella capacità di creare continuità aziendale centrando non uno ma ben due passaggi generazionali. È questo uno dei segreti del continuo successo della friulana Grappa Tosolini, sul mercato dal 1943. I natali si debbono a Bepi Tosolini, classe 1918 che con passione e grande forza di volontà ha realizzato il suo sogno creando una distilleria i cui principi sono sempre stati qualità e tradizione. Il primo passaggio di consegne è avvenuto negli anni 90 con il figlio Giovanni che gestisce l’azienda con i tre figli: Giuseppe, Bruno e Lisa. Un secondo passaggio che, sulla carta, poteva apparire ancora più complesso da realizzare: sulla scena tre eredi anziché uno e sempre più tempo a dividere le giovani leve dal «patriarca dell’alambicco». E invece la grappa, prodotto oggi nobilitato da una sempre maggiore attenzione alla freschezza dell’uva da distillare e dalle ormai riconosciute capacità di distillazione di Tosolini, ha decretato ancora un successo: tutti i tre i nipoti del fondatore hanno da sempre deciso di lavorare in azienda, costruendo così una storia non comune Giuseppe Tosolini, classe 1969, è il responsabile della parte commerciale in Italia; Bruno Tosolini, classe 1972, si occupa della parte commerciale legata alla divisione pasticceria; Lisa Tosolini, nata nel 1975, è concentrata sul marketing nelle piazze estere. Se la ricetta della grappa Tosolini resta segreta, non lo è quella che rende i tre fratelli uniti, propositivi e vincenti nell’affrontare le nuove sfide del fare impresa oggi: «Ciascuno di noi ha un ruolo diverso, distinto e chiaro. Ci vogliamo bene e ci rispettiamo», afferma il primo dei fratelli, Giuseppe. «Il nostro è un brand attrattivo e perciò abbiamo avuto anche proposte di acquisto da parte di fondi di investimento, ma noi non molliamo la presa». Ne è convinto anche Bruno: «L’Italia è famosa nel mondo per il food&beverage. Di questo comparto Tosolini rappresenta un valore, contraddistinto dalla sua assoluta qualità. Abbiamo lavorato duramente per ottenere un posto di rilievo: ovvero, essere riconosciuti come precursori di eccellenza. Andiamo fieri di questo, è il nostro faro da sempre». Lisa Tosolini: «Il nostro penso sia un patrimonio, materiale ed immateriale, da conservare e mantenere nel tempo. Per questo ho dedicato la mia vita professionale all’azienda di famiglia’. Di grande importanza, per il mantenimento dei vertici aziendale in famiglia, gli asset cosiddetti intangibili: sapienza, rispetto, buona volontà e onestà. Come del resto conferma il patron Giovanni Tosolini: ‘Considero la famiglia un valore determinate, io e mia moglie ci siamo impegnati affinché i nostri figli rimanessero coesi e questo ha pagato’.

TOSOLINI, IN ARRIVO L’AMARO PER OGNI SKIPPER DELLA BARCOLANA A TRIESTE

La notissima Distilleria Bepi Tosolini di Povoletto (Ud), in Friuli Venezia Giulia, da oltre un secolo continua a tenere in produzione questa «pietra miliare del nostro brand», afferma il presidente Giovanni Tosolini, e quest’anno sarà sponsor della Barcolana, la regata velica più grande del mondo che l’11 ottobre porterà nel Golfo di Trieste migliaia e migliaia di vele per la sua 52esima edizione. Tosolini ha già solcato questo mare per diversi anni con il brand abbinato a una barca, ma quest’anno ha voluto fare di più, legando il proprio nome a quello della manifestazione nel suo complesso e arrivando nella sacca di ogni skipper iscritto all’evento. 

www.bepitosolini.it

Un autunno ricco, per dare valore al territorio: per ricordarne storia e caratteristiche ai consumatori anche con una campagna informativa sulle reti televisive Mediaset, con uno spot che onora il Fvg. «In ogni sacca ci sarà una bottiglia del nostro Amaro Tosolini – conferma il presidente della Distilleria -, per una degustazione condivisa con tutto l’equipaggio». In barca o sulle rive, l’Amaro troverà così uno dei luoghi più appropriati per la sua degustazione. «È un amaro fatto con erbe mediterranee – sottolinea il presidente – e la sua stagionatura avviene in botti di una barriqueria che si trova nella Laguna di Marano. L’aria marina gli conferisce caratteristiche uniche che ben si sposano con una manifestazione regina del mare». 

Nella foto: Lisa Tosolini

VENICA&VENICA, VENDEMMIA SUPERLATIVA

Condizioni climatiche ottimali hanno contribuito a una vendemmia 2020 di ottima qualità (nelle foto), premessa per un vino di altrettanto pregio: le piogge regolari hanno impedito alle viti di subire stress idrico, la buona escursione termica ha calibrato perfettamente carica aromatica e acidità, rendendo le uve di quest’anno molto simili a quelle degli anni Novanta, quando la gradazione era leggermente inferiore a quella delle ultime stagioni, accentuata dall’innalzamento delle temperature. Venica&Venica, la storica Cantina di Dolegna del Collio, racconta così la sua 90esima vendemmia, praticata in un anno in cui il Covid-19 ha messo in crisi molti aspetti della vita socio-economica ma non è riuscito a piegare la natura, che sta “regalando” raccolti da mettere in memoria.

È iniziata in questi giorni la vendemmia dell’uva a bacca rossa. Un periodo in cui la famiglia Venica&Venica e i suoi collaboratori sono entrati ogni giorno in vigna per cogliere il momento migliore in cui tagliare il frutto della vite rigorosamente a mano, perché ciò consente un controllo puntuale e immediato dello stato di salute dell’uva. «Se le condizioni climatiche sono importanti, è altrettanto determinante saper individuare la giusta curva di maturazione dell’uva», racconta infatti Ornella Venica, elencando le azioni fondamentali che portano a un vino d’eccellenza. Sono 40 gli ettari che l’azienda coltiva da 90 anni nella zona più a Nord del Collio, dove quest’anno la produzione della famiglia dei Pinot è stata leggermente inferiore alle precedenti annate, come è successo per altro nel resto d’Italia. «C’è stata una produzione inferiore di circa l’8-10% – conferma la vignaiola – il che è un vantaggio per la qualità dell’uva raccolta». Dalla vendemmia in vigna a quella glamour nel centro di una city come Milano, per Venica&Venica il passo è breve, poiché sarà protagonista fino al10 ottobre della “Vendemmia in via Montenapoleone”, l’ormai tradizionale appuntamento promosso da MonteNapoleone District, in collaborazione con il Comitato Grandi Cru d’Italia, per unire la produzione d’eccellenza italiana, contraddistinta dai brand del lusso e dalle più prestigiose cantine del made in Italy. Domani, venerdì 9 ottobre, la Cantina di Dolegna parteciperà al testing che coinvolge tutte le aziende presenti alla “Vendemmia in Via Montenapoleone”, in programma al salone delle feste dell’hotel Four Season di Milano.

www.venica.it