(Ti Lancio dall’Antartide) Ushuaia 16 febbraio 2026 – Esistono armatori che cercano il vento perfetto e armatori che cercano il limite. Aldo Fumagalli appartiene, senza dubbio, alla seconda categoria. Dopo aver dominato le cronache veliche con i record polverizzati alla ARC 2025, Fumagalli ha deciso di sottoporre il suo Picomole, un Rapido 53 XS in carbonio, un test che molti definirebbero una “folle visione”: portare un trimarano nato per correre tra gli alisei nel cuore pulsante dell’Antartide.
L’idea, come spesso accade per le grandi avventure, nasce da un paradosso. Luglio 2025, a bordo di Picomole durante la regata Aegean 600 in Grecia. Nonostante la barca fosse stata concepita con una doppia anima “crociera e regata”, il ritmo era sempre dettato dal cronometro.“C’era l’evidenza che finivamo per usare Picomole sostanzialmente per competere e non per navigare per piacere”, spiega Fumagalli.
Da questa consapevolezza scatta la sfida: testare la flessibilità del progetto Rapido 53 XS in uno degli ambienti più ostili del pianeta, trasformando una macchina da corsa in un’ammiraglia polare.

Sotto la supervisione del mentore di una vita, Patrick Phelipon, Picomole ha subito una metamorfosi record. Tra la Martinica, il Brasile e l’Argentina, il trimarano è stato equipaggiato con sistemi “heavy duty” per le latitudini 50 e 60 e unatura scherma della timoneria per proteggere l’equipaggio dalle tempeste australi.
Il trasferimento verso sud non è stato una passerella. Il tratto verso Recife, affrontato da un equipaggio d’eccellenza con nomi del calibro di Pietrino D’Alì e Gaetano Mura, è stato un “inferno” di correnti contrarie e onde ripide che hanno messo a dura prova la tenuta fisica e mentale del team.
Il vero esame di maturità è stato lo Stretto di Drake. Con 1000 litri di gasolio a bordo, Picomole ha affrontato raffiche a 45 nodi e un mare incattivito. Nonostante la perdita della “T” del timone di destra, la struttura in carbonio ha mostrato una solidità fuori dal comune. In piena tempesta, l’equipaggio ha persino dovuto ricorrere all’arte antica della vela, ricucendo a mano gli strappi per continuare la discesa.
Superato lo Stretto di Boyd, il fragore della tempesta ha lasciato il posto a uno stupore quasi reverenziale. Le Isole Melchior hanno accolto il trimarano con una scorta d’onore di megattere, elefanti marini e pinguini.
Il momento più alto del viaggio è stato l’ormeggio a Enterprise Island , dove Picomole ha riposato accanto al relitto di una baleniera del 1915. Un ponte temporale incredibile tra l’esplorazione eroica del secolo scorso e le tecnologie del futuro. “È stata una faticaccia arrivare fin qui, per noi e per Picomole, ma ne è valsa la pena” , conclude Fumagalli, ricordando la mattina in cui la barca si è svegliata coperta da una spanna di neve fresca, mentre nelle casse risuonavano le note di “Let it snow” .
L’impresa di Aldo Fumagalli dimostra che, con una preparazione maniacale e un equipaggio di fuoriclasse, i confini della navigazione moderna non sono più segnati sulle mappe, ma solo nella determinazione di chi tiene il timone. Picomole non è più solo una barca veloce: è la prova che il carbonio può avere un’anima capace di riscaldare anche i ghiacci australi.


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