ECCO IL ROBOT ASTRONAUTA, CREAZIONE ITALIANA PER LE MISSIONI RISCHIOSE

ECCO IL ROBOT ASTRONAUTA, CREAZIONE ITALIANA PER LE MISSIONI RISCHIOSE

(Ti Lancio da Roma) Roma 14 dicembre 2022 – Sarà un meccanico spaziale e resisterà a radiazioni cosmiche, temperature estreme e collisioni con detriti in orbita. Fra i compiti degli astronauti che si avvicendano sulla Stazione Spaziale Internazionale, le riparazioni extraveicolari sono infatti le più pericolose. Nell’ottica di trasferire i rischi del lavoro alle macchine, anche in questo caso l’essere umano sarà sostituito da uno artificiale. È TORVEastro, il robot made in Italy pronto a diventare astronauta. 

Nulla a che vedere con gli umanoidi progettati per scopi bellici o per intrattenimento. La sua forma ricorda più un ragno a tre zampe: un corpo centrale, che ospita i motori, la batteria e gli organi di controllo elettronico, e tre arti che terminano con un end-effector, dispositivo che impugna e gestisce oggetti. A completare, telecamere e sensori. 

TORVEastro è un progetto tutto italiano, nato in due centri di ricerca pubblici: il Laboratorio di Robot Meccatronica LARM2 di Ingegneria Industriale dell’Università di Roma Tor Vergata e la Divisione Smart Energy dell’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). Si deve alla Regione Lazio il 100% del finanziamento. Il brevetto è di Marco Ceccarelli, docente di Tor Vergata e responsabile scientifico del progetto, depositato nel luglio del 2020. Due anni dopo, la realizzazione è completa ma occorre attendere aprile 2023 perché sia pronto per una presentazione pubblica. 

Per quanto somigli ad altri robot utilizzati nell’industria, TORVEastro racchiude una carica innovativa nuova. Ceccarelli spiega che i servomotori che animano gli arti “possono funzionare come braccia o gambe, mentre i cavi agiscono come tendini per trasmettere l’azione dall’interno del corpo agli arti”. In questo modo, affermano i ricercatori dell’ateneo romano “il robot potrà muoversi lungo le strutture esterne di una stazione orbitale usando un arto dopo l’altro per afferrare le maniglie usate dagli astronauti, oppure usare un arto per tenersi aggrappato e gli altri due per compiere operazioni di manutenzione, come la riparazione di un pannello solare”. La mente dietro ogni movimento è un set di algoritmi di intelligenza artificiale.

L’obiettivo per i gruppi di ricerca è concretizzare le possibilità di applicazione in aziende del settore aero-spazio, intelligenza artificiale e ICT e presso le agenzie spaziali in vista di un prototipo utilizzabile sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Proprio l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, ha recentemente dichiarato che “il futuro dell’esplorazione spaziale dipende in larga parte dalla nostra abilità a realizzare robot sempre più sofisticati, in grado di sostituire l’uomo in operazioni troppo rischiose o routinarie”. Fra le caratteristiche necessarie di una macchina intelligente per queste missioni: “avere una massa ridotta, immagazzinare al meglio l’energia per il funzionamento, sopportare gli stress del lancio”.

Senza dimenticare che, al momento, su Marte gli unici ‘residenti’ sono proprio i robot, ovvero i rover. L’ultimo di questi è Perseverance, che la NASA ha lanciato nel luglio del 2020 e che dal febbraio dell’anno successivo esplora il suolo del Pianeta Rosso insieme con il piccolo elicottero-drone Ingenuity. 
(MARIFRE)

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