(Ti Lancio dalla Lombardia) Milano 12 gennaio 2023 – Durante l’edizione di ‘Milano su Diritti e Formazione per un Lavoro oltre le crisi’ per la rassegna ‘Direzione Nord’, Vito Rotondi parlando del “futuro abbandonato” ha snocciolato nelle commissioni governative, presenti i ministri, i numeri con cui l’Italia chiuderà il Pil 2022, individuato quelli che potranno contrassegnare il 2023 con il rischio di una frenata dell’economia causata dalla caduta dei consumi per l’inflazione imperante.
A seguito della decisione dell’ultimo aumento dei tassi della FED ne ha sostenuto la necessità propria dell’economia reale, politica e sociale. Rotondi adopera cioè gli strumenti più appropriati dell’economia per analizzare il presente e l’immediato futuro nella quotidianità. Ma, quando si tratta di individuare le vie per superare lo stress che sta caratterizzando tutti i sistemi a seguito delle crisi che si vanno susseguendo senza soluzione di continuità – dalla pandemia da Covid alla deflagrazione geopolitica, dall’impennata dei costi delle materie prime al caro energia, alla volatilità dei titoli e all’esposizione verso una recessione mite, l’economista Vito Rotondi quasi sorprende invitando a cercare nella cultura gli strumenti più adatti per non abbandonare il futuro. «La cultura intesa come infrastruttura e la responsabilità sociale d’impresa quale sintesi tra visioni progressiste e conservatrici sono le chiavi per affrontare con successo e senza soccombere una realtà in cui l’unica certezza è l’incertezza che contempla una mutazione costante, nella quale neppure la diversificazione sembra più essere una sufficiente garanzia, incluso il remoto “fundamental reset”; il ritorno a funzionalità dell’economia globale e dei mercati finanziari pre-globalizzati».
Il richiamo alla cultura «anche durante questa sostanziale riorganizzazione del mondo» per Rotondi è fondamentale perché «la cultura come infrastruttura che insegna la vita umana, civica e professionale può interrompere lo stato generale di ansia, irrequietezza, agitazione e crisi che sono i principali sintomi della tempesta perfetta», esplicita Rotondi.
Istituzioni, accademie, business e società, quelle che egli definisce le “quattro eliche”, possono contribuire a «creare cultura, per farne un linguaggio trasversale in favore dei giovani, affinché anche loro possano coronare il sogno della propria vita, attraverso il lavoro».
Quanto alla responsabilità sociale dell’impresa, essa è all’origine «di una economia sociale e di un’intelligenza competitiva che promuove il merito e favorisce il senso di appartenenza nel lavoro, indispensabile al progresso della società».
È uno scenario, quello delineato dall’economista Rotondi, che individua gli asset su cui ricostruir «ricostruire perché con il COVID il mondo si è chiuso su sé stesso» — una tenuta sociale ed economica in un tempo in cui il cambiamento è l’unica costante e rischia di travolgere non solo ogni cosa, ma anche la verve costruttiva. «Approfondire il futuro – sostiene – è studiarlo con la cultura come infrastruttura e porlo a disposizione della società». Come operare? «Il metodo è realizzare un algoritmo multidisciplinare, costruttivo con animo critico, capace di cogliere e generare sinapsi organizzative, quantitative, relazionali, individuali, interiori di soddisfazione morale e sociale come grazia, dono, talento, virtù. Occorre una governance del successo sociale, economico, leale e competitivo. La persona deve sentirsi forte della propria visione esistenziale nella e della comunità di appartenenza; e la comunità più ampia possibile deve avere un forte senso del futuro, capace di sostenere il paradigma sociologico del bene comune e del progresso», considera.
Riguardo ai numeri dell’economia e alle azioni messe in atto dalle istituzioni, Rotondi considera positivamente i rialzi dei tassi di interesse di Fed e Bce: «Tutto come necessario; sono anzi prevedibili nuovi prossimi interventi», afferma, infatti. Se il Pil italiano è dato al +3,9% a fine anno, Rotondi punta sul realismo di una contrazione per il 2023: «poiché la crescita è rallentata, l’Eurozona e il Regno Unito sono in prossimità di recessione, limiti, vincoli e criticità, nonché necessità di profonde trasformazioni penalizzano tutt’oggi un ulteriore slancio dello sviluppo economico, dei mercati finanziari, della competitività sui livelli dei prezzi, dei fattori scarsi, e i relativi rischi potrebbero suggerire timori di stagflazione », afferma. «La oggettiva probabilità di recessione più grave per il 2023 – prosegue Rotondi – potrebbe manifestarsi anche a causa della riduzione del potere d’acquisto conseguente all’inflazione» e «alla luce del biennio 2021-2022 dobbiamo porre al centro la crescita economica del futuro anche nel rispetto delle aspettative dei sottoscrittori di titoli italiani del Tesoro presenti per il 6,4% nel totale dei panieri governativi globali (nell’ordine dopo USA, Giappone e Francia)». Rotondi conclude, infine– «senza considerare abbandonato il futuro, ove una recessione grave potrebbe porre il dubbio circa la sostenibilità del debito italiano». E chiosa – «le previsioni mondiali inducono ad una riduzione di crescita del PIL, anche in Cina, con attese recessive nell’Eurozona e nel Regno Unito. Le economie potrebbero registrare un minimo già nel 2023 con una debole ipotesi di futura ripresa, nella condizione che gli USA riescano a evitare la recessione. Oltremodo riconosciamo che i rischi siano al ribasso e siano da considerare anche i riferimenti del Transmission Protection Instrument (TPI di BCE), con una visione della crescita economica, finanziata con rigore e motivata dall’economia reale di scuola teorica ed empirica. Il punto nodale è che si tratta di una motivazione umanistica, forte dell’autostima del saper fare e del saper essere; dunque, non unicamente rispettosa di una dinamica meccanicistica del debito. Debito che tra l’altro, è presente con merito in portafogli mondiali; diversificati, ampi e profondi di luoghi culturali globali, con stili di vita e giustizia infrastrutturali, forti nel pensiero dello stato sociale con virtù, discipline e visioni comuni».


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