Mentre in Italia il carburante sfonda la barriera dei 2,5 euro, oltreconfine i prezzi restano calmierati. Risultato: code chilometriche a ridosso dei valichi e stazioni di servizio slovene costrette a esporre il cartello “esaurito”
(Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia) Trieste 10 marzo 2026 – La linea di confine tra Italia e Slovenia non è mai stata così marcata come in queste ore, e il confine si misura in centesimi di euro. Con lo scoppio del conflitto in Medio Oriente e l’impennata speculativa che ha investito i distributori italiani, migliaia di automobilisti dal Friuli Venezia Giulia (e non solo) si sono riversati in massa oltre la frontiera, mandando in tilt il sistema di approvvigionamento sloveno.
Il motivo del “pellegrinaggio” è puramente economico. Mentre il governo italiano valuta faticosamente l’introduzione di accise mobili per mitigare i rincari che stanno portando benzina e gasolio a livelli record, la Slovenia ha mantenuto una politica di contenimento dei prezzi. Prezzi che oscillano tra i 2,3 e i 2,6 euro/litro nelle zone di confine. Grazie a regimi di tassazione differenti e a interventi governativi immediati, il rincaro è stato quasi impercettibile, mantenendo i prezzi stabilmente sotto la soglia dei 1,6-1,7 euro.
Il risparmio, su un pieno medio, può superare i 40 euro, una cifra che giustifica, agli occhi dei pendolari del pieno, anche ore di attesa in coda.
La pressione non è stata retta dalle stazioni di servizio di centri come Vrtojba, Fernetti e Pesek. Già dalle prime ore del mattino, diverse pompe bianche e dei grandi circuiti sloveni hanno dovuto sospendere l’erogazione. I depositi, dimensionati per un consumo locale regolare, sono stati svuotati da un afflusso stimato in tre volte superiore alla norma. Molti gestori sloveni si sono visti costretti a transennare le aree di rifornimento, in attesa delle autobotti che però faticano a raggiungere i valichi a causa dell’intenso traffico che intasa le arterie di collegamento.
L’esodo non crea solo problemi economici. I sindaci dei comuni di confine segnalano forti disagi per la viabilità locale, con code che bloccano le ambulanze e i mezzi di soccorso. Inoltre, tra i cittadini sloveni cresce il malumore: chi vive e lavora oltre confine si ritrova impossibilitato a fare rifornimento per le proprie necessità quotidiane a causa della “razzia” d’oltrefrontiera.
Finché il divario di prezzo rimarrà così ampio, è difficile ipotizzare un rallentamento del fenomeno. Se il governo italiano non varerà in tempi rapidissimi il decreto legge sulle accise mobili, il “turismo del pieno” continuerà a svuotare le cisterne slovene e le tasche degli esercenti italiani di confine, ormai ridotti a spettatori di un flusso che li scavalca sistematicamente.


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