Cookie Policy Esteri. Francia. L'Europa del Sud alle prese con la paralisi: Parigis'incaglia mentre la Spagna va alle urne - Tilancio

Esteri. Francia. L’Europa del Sud alle prese con la paralisi: Parigis’incaglia mentre la Spagna va alle urne

Esteri. Francia. L’Europa del Sud alle prese con la paralisi: Parigis’incaglia mentre la Spagna va alle urne

Analisi politico-economica. Da Parigi a Madrid, le due principali economie della sponda sud-europea affrontano una concomitante crisi di governabilità. Tra manovre bloccate, proteste di piazza e sofferenze dei mercati, l’asse franco-spagnolo fa tremare la tenuta dell’Eurozona.

Ti Lancio da PARIGI 6 ottobre 2026  – Mentre la Spagna si avvia verso le elezioni anticipate del 29 novembre 2026 dopo lo scioglimento delle Cortes ad opera di Pedro Sánchez, oltre i Pirenei la Francia si ritrova immersa in una speculare traiettoria di forte instabilità politica ed economica. L’Europa del Sud assiste così al corto circuito contemporaneo di due dei suoi principali motori, paralizzati da fragilità istituzionali e da un profondo malcontento sociale.

Il primo punto di contatto tra Parigi e Madrid risiede nell’impossibilità di trovare numeri solidi nelle rispettivo aule parlamentari. Se Sánchez ha dovuto cedere di fronte al no degli alleati catalani sui decreti per la casa, il governo francese affronta un’Assemblea Nazionale priva di una maggioranza chiara. Al centro dello scontro c’è la complessa manovra economica da circa 54 miliardi di euro, fatta di severi tagli alla spesa pubblica nel tentativo di risanare conti pubblici sempre più preoccupanti. Senza una base parlamentare coesa, ogni misura approvata si trasforma in una battaglia d’usura.

Accanto alle difficoltà istituzionali corre la tensione sociale. Se in Spagna le piazze si sono riempite per protestare contro il carovita e l’emergenza abitativa, in Francia il malcontento ha preso la forma di ampie mobilitazioni e scioperi a catena. A guidare la protesta sono in particolare i settori della scuola, dell’università e della gioventù, fortemente ostili ai tagli alla spesa pubblica proposti dall’esecutivo e stretti dalla morsa dell’inflazione. In entrambi i Paesi, la piazza ha smesso di essere un interlocutore per diventare un fattore d’accelerazione della crisi.

Il combinato disposto dell’incertezza politica a Parigi e a Madrid non ha tardato a riflettersi sui mercati finanziari. Il continuo braccio di ferro fiscale e l’assenza di prospettive di stabilità a breve termine hanno generato un forte nervosismo tra gli investitori obbligazionari, provocando un allargamento degli spread dei titoli di Stato di entrambi i Paesi rispetto al Bund tedesco. Questa persistente debolezza istituzionale ha finito per zavorrare la stessa moneta unica, spingendo l’Euro verso i valori più bassi registrati negli ultimi dodici mesi.

Mentre la Spagna cercherà una via d’uscita dal vicolo cieco tornando alle urne a fine novembre, in Francia si respira il clima soffocante di una perenne campagna elettorale. L’amministrazione guidata da Emmanuel Macron (nella foto), fortemente indebolita ed esausta sul piano del margine di manovra legislativo, subisce l’incalzante pressione delle opposizioni sia di destra che di sinistra. Entrambi i blocchi puntano ormai apertamente alla scadenza delle prossime elezioni presidenziali, trasformando l’ordinaria amministrazione in un perenne campo di battaglia. Per l’Unione Europea, la stallo concomitante delle due grandi capitali del Sud rappresenta forse la sfida politica più insidiosa dell’anno.

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