Cookie Policy Finanza. Milano. Il risiko bancario e assicurativo: Mps dice 'no' ad Intesa e punta su Banco Bpm, sullo sfondo l'asse Europe Generali-Axa - Tilancio

Finanza. Milano. Il risiko bancario e assicurativo: Mps dice ‘no’ ad Intesa e punta su Banco Bpm, sullo sfondo l’asse Europe Generali-Axa

Finanza. Milano. Il risiko bancario e assicurativo: Mps dice ‘no’ ad Intesa e punta su Banco Bpm, sullo sfondo l’asse Europe Generali-Axa

Ti Lancio dall’Italia Milano 20 luglio 2026 – Il risiko bancario italiano si infiamma e ridisegna i rapporti di forza tra i grandi istituti del Paese. Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena (Mps) ha deliberato all’unanimità il no all’offerta di Intesa Sanpaolo guidata da Carlo Messina, giudicandola inadeguata e rischiosa per il valore e l’identità della banca senese.

Il rifiuto della proposta di Ca’ de Sass spiana la strada all’approfondimento del dossier con Banco Bpm. Un’operazione, quest’ultima, caldeggiata dal board di Rocca Salimbeni e accolta «con soddisfazione» da Piazza Meda, che non solo punta a dare vita al terzo polo bancario italiano, ma potrebbe fare da catalizzatore per un riassetto storico nel comparto assicurativo europeo, aprendo la strada a un’integrazione tra Generali e Axa.

Il board di Mps, assistito da un pool di advisor (Bofa, Ubs, Vitale, White & Case e Clifford Chance), ha bocciato l’offerta di Intesa Sanpaolo (che prevedeva 1,6 azioni di nuova emissione e un euro in contanti per ciascun titolo Mps) definendola penalizzante. I motivi principali dello scontro finanziario includono. Valutazione insufficiente: il premio del 12,5% calcolato sui prezzi del 5 giugno 2026 (giorno precedente all’annuncio) è stato giudicato inferiore alla media di settore. Inoltre, guardando ai valori di Borsa del 15 luglio, l’offerta esprimeva addirittura uno sconto del 3,3%. Sinergie sovrastimate e svendita degli sportelli: Mps ritiene che le sinergie da 2,9 miliardi stimate da Intesa siano eccessivamente generose rispetto a operazioni comparabili. Dubbi anche sulla cessione di 635 sportelli a Unipol a un prezzo considerato troppo basso rispetto ai multipli di mercato. Il pericolo di break-up: la proposta di Intesa comporterebbe uno smembramento del Monte che, secondo il board, «rischia di indebolire il modello di banca di prossimità», compromettendo il sostegno all’economia reale, ai territori e alle famiglie.

L’impatto sul capitale: il mancato riconoscimento del Danish Compromise rischierebbe di bruciare tra i 60 e i 70 punti base sul Cet1 Ratio (l’indicatore di solidità patrimoniale) di Mps.

Un altro grande ostacolo all’operazione firmata Intesa è rappresentato dalle problematiche Antitrust. Oltre all’elevata concentrazione di sportelli sul territorio nazionale, l’Authority della concorrenza si troverebbe a valutare una sovrapposizione complessa nel mercato delle assicurazioni Vita.

Nel settembre scorso, infatti, Mps ha conquistato tramite un’opas il 13,2% di Generali (in pancia a Mediobanca). Poiché sia Intesa che il Leone di Trieste ricoprono ruoli di primo piano nel comparto assicurativo italiano, l’unione creerebbe una concentrazione difficilmente sostenibile per le autorità garanti.

Al contrario del modello di Intesa, la proposta di Banco Bpm viene vista da Mps come un “merger of equals” (una fusione tra pari) capace di valorizzare l’intero perimetro aziendale senza disgregazioni. Sebbene Rocca Salimbeni sia momentaneamente imbrigliata dalla passivity rule (che limita la libertà di manovra della banca durante un’offerta pubblica), il management guidato dall’Ad Luigi Lovaglio e affiancato dal presidente di Mediobanca Vittorio Grilliintende approfondire la via milanese.

Questo scenario gode di un forte appoggio politico, in particolare dall’ala leghista della maggioranza, e vede in prima fila Crédit Agricole Italia (principale azionista di Banco Bpm). È qui che il risiko bancario si salda con quello assicurativo europeo: Banco Bpm ha un legame storico con Crédit Agricole.

Mps ha in essere una forte partnership di bancassurance con i francesi di Axa.

L’unione Mps-Banco Bpm creerebbe un inevitabile cortocircuito distributivo tra i due partner assicurativi francesi. Per risolverlo, i consulenti finanziari stanno studiando un piano internazionale a cascata: Axa potrebbe uscire dalla joint venture con il Monte per concentrarsi, subito dopo, sull’apertura di un dossier di integrazione strategica con Generali. Il matrimonio bancario tra Siena e Milano diventerebbe così il trampolino di lancio per la creazione del più grande polo assicurativo d’Europa.

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