FONDI MEF ANTI USURA PER PMI IN SICILIA: I CONSORZI DI GARANZIA DENUNCIANO LA DIFFICOLTA’ DI ACCESSO

FONDI MEF ANTI USURA PER PMI IN SICILIA: I CONSORZI DI GARANZIA  DENUNCIANO LA DIFFICOLTA’ DI ACCESSO

(Ti Lancio dalla Sicilia) Palermo 15 giugno 2022 – Un fondo che affonda. Almeno in Sicilia, dove il fenomeno dell’usura sembra essere diventato marginale, a giudicare dalle poche richieste per facilitare l’assegnazione di finanziamenti dal fondo di prevenzione antiusura, un fondo che varia di anno in anno e si alimenta in prevalenza con le sanzioni amministrative antiriciclaggio e valutarie.

Nonostante l’aiuto finanziario messo sul piatto dallo Stato per l’accensione di prestiti del circuito bancario, prevenendo l’esclusione finanziaria di soggetti deboli che altrimenti potrebbero rivolgersi agli usurai, le piccole e medie imprese siciliane rimangono con il freno tirato. E dire che l’usura in Sicilia è un fenomeno di vaste dimensioni, più che in altre regioni d’Italia – come si ricava dai dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze che, attraverso il Dipartimento del Tesoro, rende pubblica l’entità dei contributi. Leggendoli con attenzione, risulta che la risposta del tessuto produttivo, settore in cui prolifera l’usura, ha del clamoroso.  

Nel 2021, infatti, i fondi assegnati dalla commissione sono stati di poco oltre 700 mila euro. Dei sette consorzi di garanzia accreditati presso il ministero dell’economia e delle finanze (Mef), soltanto uno, la Commerfidi con sede a Ragusa, ha presentato le pratiche per l’assegnazione di circa 185 mila euro, più altri 52 euro di residui del 2020, mentre a due fondazioni (in tutto sono tre quelle accreditate), sono stati erogati circa 465 mila euro, di cui 153 mila euro di residui 2020.

I paragoni con le altre regioni, osservando i dati ufficiali, meritano attenzione. Se in Sicilia la disponibilità è stata di appena 700 mila euro, per rimanere nel Sud Italia, in Calabria sono stati oltre due milioni di euro (le pratiche arrivano soprattutto dai consorzi di garanzia e molto meno dalle fondazioni). In Basilicata la disponibilità totale è di quasi un milione e mezzo, in Campania supera 2,3 milioni, mentre la Puglia va oltre i 3,7 milioni. Salendo più su, si nota il risultato dell’Abruzzo, con una disponibilità di 4,3 milioni (dati ricavati dalle tabelle con le ripartizioni per consorzi e fondazioni. Fonte: Mef). 

Perché in Sicilia il ricorso ai finanziamenti sembra fermo? Pare proprio che gli imprenditori, per prevenire il pericolo usura, siano restii ad accendere ai finanziamenti con la coperta fideiussoria dei consorzi. 

“È evidente – afferma  Giovanni Felice, coordinatore di Confimprese Sicilia – che esiste una concausa tra le due questioni. Il problema non è aumentare la disponibilità finanziaria del Fondo nazionale di prevenzione, perché il risultato finale per la Sicilia non cambierebbe. E’ invece necessario intervenire sulle modalità di erogazione. Bisogna dialogare con i consorzi di garanzia accreditati affinché utilizzino i fondi, rimuovendo le cause che bloccano l’iter per la richiesta dei fondi – continua Felice – Parallelamente, vanno trovate modalità di intervento sostitutive, come ad esempio la costituzione di un fondo di rotazione destinato alle microimprese, che pur essendo in attività, hanno problemi con l’accesso al credito.

La gravissima situazione economica in Sicilia mette a rischio la tenuta sociale – avverte il leader di Confimprese Sicilia, che ha scritto al ministro degli Interni Luciana Lamorgese – Il ricorso mercato parallelo del credito è orma prassi ed ha una diffusione molto elevata. Senza interventi, non si fa altro che fare un regalo alla criminalità organizzata”. 

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