IL CAPITALISMO EMILIANO: IL GOTHA DELL’INDUSTRIA EMILIANA PER IL PASSAGGIO DI CONSEGNE FRA STORCHI (UNINDUSTRIA RE) E ANCESCHI

IL CAPITALISMO EMILIANO: IL GOTHA DELL’INDUSTRIA EMILIANA PER IL PASSAGGIO DI CONSEGNE FRA STORCHI (UNINDUSTRIA RE) E ANCESCHI

(Ti Lancio dall’Emilia Romagna) Reggio Emilia 5 luglio 2022 – “Siete le aziende protagoniste della trasformazione digitale, in uno dei sistemi industriali più avanzati del Paese. Innovazione, capitalizzazione, internazionalizzazione: è il capitalismo della via Emilia, una realtà che resisterà al netto dei rallentamenti imposti dal costo dell’energia e delle materia prime, della guerra e delle crisi”.
Il pubblico dell’assemblea 2022 di Unindustria Reggio Emilia è concentrato e silenzioso, parco di applausi, ma con queste parole del suo presidente uscente Fabio Storchi si sente toccato nell’orgoglio e nella speranza. 

Teatro “Romolo Valli” di Reggio Emilia

Si è svolto il passaggio di consegne ai vertici di Unindustria RE, nel Teatro municipale “Romolo Valli”. Storchi lascia la presidenza a Roberta Anceschi che ha mandato fino al 2026. Come il predecessore, Anceschi ha una consolidata esperienza nell’industria (la manifatturiera Simet, fondata dal padre) oltre a una vivace carriera associativa. 

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi (a destra)

Alla presenza degli associati, delle istituzioni cittadine e di esponenti politici e del presidente di Confindustria nazionale Carlo Bonomi è stata l’occasione per discutere del tema: “La città dell’industria sostenibile”. 
Ne ha chiarito i contorni proprio il presidente uscente. “Per me si conclude una parabola di impegno associativo durata vent’anni, nel corso dei quali i reggiani hanno realizzato i ponti e la stazione di Calatrava, hanno rinnovato il loro capoluogo, hanno restaurato le loro tre basiliche, hanno dato vita a tre poli universitari, hanno costruito il CORE e gettato le basi per il MIRE, hanno realizzato la RCF Arena, avviato la rigenerazione delle ex Officine Reggiane e promosso insieme il progetto strategico del Parco Innovazione“. 

E oggi? “Oggi viviamo una fase storica che ci colloca sull’orlo del caos”. Fabio Storchi non nasconde che il futuro, non solo per il territorio reggiano, è minacciato da emergenze diverse e globali. Ecco dunque le parole chiave per trasformare la crisi in opportunità: digitale e sostenibilità. 
Il riferimento è “il connubio tra l’industria 4.0, l’economia circolare e la sostenibilità”. 
Un esempio: il Reggio Emilia Digital District, prossima sede delle attività associative di formazione, innovazione, trasferimento tecnologico nei campi della robotica, dell’Internet of Things, delle start-up di manifattura avanzata. Il tutto supportato dalle due nuove lauree di discipline digitali – l’Università del Digitale, coprogettata da Unindustria, insieme a UniMoRe.

Rivolgendosi al presidente di Confindustria Bonomi, Fabio Storchi ha esaltato il patrimonio di persone, idee, competenze e progetti della “sua” associazione, augurandosi una necessaria stagione di riforme fiscali e del lavoro. La risposta di Bonomi suona come una promessa: “Le riforme strutturali sono attese da troppo tempo e nemmeno il PNRR ha centrato questo obiettivo, preferendo insistere sui bonus. Ora basta con i bonus. L’industria, che è vissuta come problema e non come soluzione, sarà invece protagonista, con la sua ricerca, della transizione digitale e ambientale. Prepariamoci, specialmente nel settore automotive, ad arrivare pronti al 2035, quando ci sarà il passaggio al motore endotermico che purtroppo comporterà costi sociali e perdita di occupazione”. 

Roberta Anceschi

Su questo profilo, nasce la presidenza Anceschi, prima donna chiamata a guidare l’associazione. D’accordo con chi l’ha preceduta, ha affermato che il sistema industriale “necessita di stabilità politica, di politiche attive anche del lavoro, di riforme ormai ineludibili” e conferma il percorso sostenuto da Unindustria finora: digitale, condivisione con il territorio, formazione, strategie per attrarre investimenti esteri. Il capitalismo emiliano è, per la neo-presidente, “l’unione di un elevato numero di medie imprese internazionalizzate e leader – le cosiddette multinazionali tascabili – e di aziende minori per dimensioni ma, per Reggio, parte di una rete di fiducia e conoscenza acquisita in fabbrica”. Proprio dalle fabbriche sono giunte le riflessioni conclusive, affidate ad alcuni imprenditori, locali e no, in rappresentanza delle azienda Loccioni, Arkema, Elettric80, della banca Credem.
(MARIFRE)

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