Cookie Policy Industria. economia. Germania. La locomotiva d’Europa è diventata il nuovo "malato" del continente - Tilancio

Industria. economia. Germania. La locomotiva d’Europa è diventata il nuovo “malato” del continente

Industria. economia. Germania. La locomotiva d’Europa è diventata il nuovo “malato” del continente

Ti Lancio da Berlino 7 ottobre 2026 – La Germania sta affrontando una crisi strutturale profonda, tanto da essere definita da molti economisti il nuovo “malato d’Europa”. Il modello economico che per decenni ha garantito la leadership di Berlino è entrato in un cortocircuito senza precedenti. Sebbene gli ultimi dati del 2026 mostrino una timida ripresa tecnica – con una stima del PIL rialzata intorno all’1,3% grazie all’export di nuove tecnologie e alla spesa pubblica – la stabilità strutturale del Paese vacilla sotto il peso di nodi storici mai sciolti.

La crisi attuale nasce dal crollo simultaneo dei tre pilastri storici su cui si fondava la ricchezza tedesca.La perdita del gas russo ha azzerato il vantaggio competitivo dell’industria pesante tedesca. Per anni la manifattura ha prosperato grazie a forniture energetiche stabili e a prezzi stracciati. Oggi, il recente shock sui prezzi del carburante legato alle tensioni geopolitiche globali ha ulteriormente aggravato la situazione, costringendo molte aziende a ridimensionare la produzione o a delocalizzare all’estero.

Il settore automobilistico, un tempo fiore all’occhiello del Made in Germany, vive una transizione drammatica. Colossi storici come BMW hanno avviato piani di ristrutturazione durissimi, con previsioni di tagli che mettono a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. A pesare è soprattutto il cambio di paradigma globale: la Cina non è più solo un mercato di sbocco fondamentale per i marchi tedeschi, ma si è trasformata in un concorrente diretto, aggressivo e tecnologicamente avanzato nel mercato dell’elettrico.

La crisi non risparmia l’economia reale e il commercio interno. Nei primi sei mesi del 2026 si è registrato il fallimento di oltre 10.500 aziende e la chiusura di circa 4.900 negozi storici e catene commerciali al dettaglio. Il calo del potere d’acquisto e l’inflazione hanno schiacciato i consumi, lasciando le città tedesche orfane di attività storiche.

Se i numeri del PIL evitano per ora una recessione profonda, il merito è principalmente del maxi-piano di investimenti statali finanziato a debito. Il governo sta immettendo miliardi nel sistema per sostenere la difesa, la spesa militare e il rinnovo delle infrastrutture.

Tuttavia, questa strategia “alito di vita” sta provocando forti tensioni politiche interne, spaccando l’opinione pubblica e la coalizione di governo sulla gestione del debito pubblico. L’instabilità di Berlino rischia di riverberarsi rapidamente anche sul resto dell’Eurozona: quando la principale economia del continente rallenta, l’intera Europa è costretta a trattenere il respiro. Si parla inoltre di un crollo degli ordinativi industriali pari ad un meno 10 per cento. A doppia cifra, quindi.

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