(Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia) Gorizia 19 dicembre 2024 – «Un’azienda che oggi opera con un unico mercato estero è ad altissimo rischio: innovazione, internazionalizzazione e diversificazione del rischio sono strategie assolutamente connesse, ancor di più negli odierni scenari complessi». L’esperienza e gli obiettivi di Dino Feragotto, fondatore e presidente di Led Luks-Lighting, attiva in 30 Paesi
Dino Feragotto, fondatore e presidente di Led Luks-Lihting solutions, per due volte vicepresidente di Confindustria Udine e più di recente tra i tre saggi che hanno condotto le consultazioni che hanno portato alla designazione all’unanimità di Luigino Pozzo alla presidenza dell’associazione datoriale, mette in riga così gli elementi essenziali per non avere paura di affrontare un’internazionalizzazione e una competitività che ormai si gioca sempre più lontano da “casa”. È la strada «obbligata», dice, se si vuole affrontare in modo strutturale alcune crisi significative che si sono verificate in questi anni, come il rallentamento, tutt’altro che congiunturale, della Germania.
Feragotto parla per vita vissuta, prima che per teoria imprenditoriale ormai così assodata. «Abbiamo rapporti con 30 Paesi – afferma -. Non solo: l’anno scorso il nostro primo mercato è stata l’Arabia Saudita, l’anno prima la Gran Bretagna e l’anno prima ancora la Svezia. Ciò a dire che – prosegue – oltre alla diversificazione del rischio occorre essere flessibili e pronti a concentrarsi su fronti diversi in tempi rapidi. Le aziende devono sempre poter contare su un’analisi aggiornata di come stanno andando le diverse aree del mondo e agire di conseguenza».
Un dinamismo pensabile per un tessuto imprenditoriale come quello del Friuli Venezia Giulia, e della maggior parte del resto d’Italia, composto da Pmi? «Innanzitutto, occorre aver chiaro che l’internazionalizzazione è una “filosofia” e non un’azione adatta per un risultato a breve termine – premette -. In secondo luogo, questi sono tempi in cui occorre portare questo processo a livello di “sistema” regionale e nazionale. Ci sono, infatti, molti mercati che stanno crescendo a un ritmo per noi inimmaginabile, persino del 5%, ma sono lontani, molto diversi per cultura, territori in cui occorre arrivare avendo progettato molto seriamente l’ingresso e avendo gli strumenti per arrivare agli interlocutori giusti».
L’elenco delle mete Feragotto ce l’ha ben presente: «Malesia, Indonesia, Arabia Saudita, diversi Paesi dell’Africa, quelli dell’ex Unione sovietica come l’Azerbajian, Uzbekistan , Kazakistan – elenca per esemplificare -. È chiaro che queste mete non possono sostituire nel breve il mercato tedesco, ma il loro ritmo di crescita e i numeri della popolazione dicono che tra un quinquennio possono farlo e dare anche soddisfazioni ulteriori».
Feragotto è ben consapevole che si tratta di percorsi «non semplici», ma è altrettanto convinto che siano «mete obbligate se si vuole continuare a fare impresa e a crescere». Per questo considera «un’ottima idea» quella che la Regione ha presentato all’interno del progetto «Agenda Fvg Manifattura 2030», in cui si prevede un’azione di supporto istituzionale, già stanziati 2 milioni, per accompagnare le imprese nei processi di internazionalizzazione a lunga gittata. «Se funzionerà lo potremo dire tra un paio d’anni – considera realisticamente l’imprenditore -, ma di certo va nella direzione corretta di “fare sistema”. Su questo binario – conclude – si sta muovendo efficacemente da qualche tempo anche l’Ita, l’Italian trade agency».
(Dispaccio di Ti Lancio della redazione di Resia)


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