AMARO TOSOLINI, UN 2021 A VELE SPIEGATE

Profumi mediterranei intensi che evocano la macchia rada tra gli scogli, le brezze marine tra qualche insenatura, il vento tra le vele, insomma un viaggio mentre si sta tra le calde mura di casa in pieno inverno, accanto al fuoco. È l’impareggiabile esperienza che si ha sorseggiando il secolare Amaro Tosolini, sempre pronto a prendere il largo fedele alla  stagionatura tra le barrique e dei suoi ingredienti mediterranei. L’Amaro Tosolini, infatti, tra i fiori all’occhiello della friulana Distilleria Bepi Tosolini di Povoletto ha stretto un solido patto con il mare e i suoi frequentanti fino a finire, lo scorso ottobre, nella sacca di ogni skipper che si era iscritto alla più partecipata delle regate al mondo, la Barcolana di Trieste. Alla fine, il tempo inclemente ha lasciato le migliaia di vele ammainate, quest’anno ma l’Amaro, quello no, non è rimasto intatto. Anzi, ha fatto buona compagnia, mandando idealmente al largo gli equipaggi proprio grazie ai suoi ineguagliabili profumi mediterranei. «Un’iniziativa apprezzata che ha aperto un percorso destinato a rafforzarsi nel corso del 2021», afferma Giuseppe Tosolini, uno dei tre fratelli che compongono la terza generazione Tosolini – insieme a Lisa e Bruno – e attuale responsabile commerciale del brand. Da Trieste a Genova il passo non è proprio breve, ma la strada è segnata per chi segue gli appassionati della marina e l’Amaro Tosolini si è così già presentato ad alcuni circoli liguri, prime tappe di una circumnavigazione della Penisola. «L’obiettivo è accompagnare le più belle e significative regate o manifestazioni veliche che si fanno in Italia, mettendo a frutto l’ottima esperienza vissuta alla Barcolana – continua Giuseppe –. Lì con l’Amaro Tosolini non solo siamo saliti sulla barca, ma siamo scesi nella sua cambusa, verificando un abbinamento vincente». Conservato nella sua sobria eppure elegantissima bottiglia, l’Amaro Tosolini si può servire nei bicchieri che lo accompagnano, realizzati nelle storiche vetrerie di Burano, e portarlo con sé al sicuro nelle speciali confezioni di latta, sicure, evocative, fascinose, cariche di storia eppure sempre attuali. Come lui.

RIEL E CHIURLO: SINERGIA DI CUORE, DI TESTA E DI MEZZI

Il 26 ottobre 2018, la tempesta Vaia colpì il Nordest italiano, essenzialmente l’area montana delle Dolomiti e delle Prealpi Carniche, distruggendo 42.500 ettari di foreste e provocando lo schianto al suolo di oltre nove milioni di metri cubi di legname. Intere comunità restarono isolate con strade inagibili e black out totale su linee elettriche e telefoniche.

Allora, intervenne Riel, azienda friulana che, oltre ad essere un’eccellenza nazionale nella progettazione e nella manutenzione delle infrastrutture per energia elettrica e telecomunicazioni, si occupa di gestione delle crisi ambientali. 

Roberto Cella, deus ex machina di Riel; – nella foto: il volto giovane di Riel, Erika Cella – illuminato imprenditore anche in altri Paesi, ma di origini carniche, terra dove è nato e dove è voluto tornare, portando con sé una visione imprenditoriale fuori dal comune: ‘Le primissime ore dopo il passaggio di Vaia fu la nostra organizzazione a raggiungere le abitazioni rimaste isolate; abbiamo una nostra flotta di mezzi e attrezzature non solo di terra, anche “via cielo”. Si tratta degli elicotteri della nostra controllata Helica di Amaro (Ud), che ci hanno permesso di operare in qualsiasi zona, anche le più impervie, liberando strade dai detriti e portando cisterne e gruppi elettrogeni per ridare luce alla comunità. Ci siamo coordinati con la Protezione Civile, le forze dell’ordine ed il Servizio sanitario, per gestire l’emergenza sfruttando la nostra capillare conoscenza del territorio grazie all’impegno dei tanti tecnici, tutti friulani, che lavorano per noi.I telefoni satellitari ci hanno permesso di comunicare tra noi e un telerilevamento aereo con sistemi laser-scanner ci ha reso possibile comprendere le caratteristiche morfologiche delle aree in cui intervenire. Prossimità significa conoscere il luogo e sapere come intervenire. Responsabilità significa essere reperibili 24 ore su 24, 365 giorni all’anno per qualsiasi emergenza. Sensibilità significa guidare le operazioni con la testa ma anche con il cuore.

Alberto Sartori, amministratore delegato di Chiurlo: ‘Mettemmo a disposizione mezzi speciali per portare il rifornimento alle cisterne dei generatori in luoghi non raggiungibili dalle tradizionali autobotti e fornito il carburante 24 su 24 per tutti i mezzi di Riel, consentendo una rapidità di intervento che non si sarebbe potuta assicurare in altro modo. Oggi quella sinergia è divenuta autentica collaborazione, strutturata e continuativa. La flotta di Riel ha a disposizione serbatoi e carburante per poter operare ogni giorno dell’anno, a qualsiasi ora, con ogni condizione atmosferica in tutte le zone del Friuli Venezia Giulia. Un sodalizio che è anche umano oltre che professionale: siamo legati dalla reciproca volontà di creare valore in Carnia, una terra dalla quale entrambi proveniamo, molto impoverita e bisognosa di riprendersi parte di quell’importanza socio-economica che ha avuto nei secoli’.

www.rielsrl.com

www.chiurlo.it

IL FRIULI VENEZIA GIULIA CHE VOLA

Nella foto, da sx: Roberto Cella e Fausto Schneider, patron di Helica Fly; Gabriele Lualdi  della Fondazione Lualdi

Nasce un nuovo servizio di trasporto aereo privato dal Friuli Venezia Giulia, con l’alleanza strategica fra Fondazione Lualdi e Helica Fly, per rispondere a una domanda di trasporto sicuro (anche riguardo alla prevenzione anti Covid-19), veloce, puntuale e prossimo al luogo di destinazione. Sono a disposizione 3 aerei e 2  elicotteri. Helica Fly è il nuovo segmento aziendale di Helica, azienda con sede ad Amaro (Ud) e con core business nel telerilevamento aereo. Oggi impegnata anche nel trasporto passeggeri. L’aereo, soprattutto se privato, si sta rivelando il mezzo più sicuro per percorrenze a medio o breve raggio, in tempo di Covid-19, infatti, sta rispondendo alla domanda crescente di spostamenti per motivi di business ed anche sanitari. In questo contesto sono stati presentati i nuovi voli business da parte di Helica Fly e Fondazione Lualdi, con l’aereo Piper m600 da 4 passeggeri e fino a 4 ore di volo, che si aggiunge ai velivoli Airbus Helicopters As 350 Ecureuil, Robin Dr400 per 3 passeggeri e Pilatus Porter Pc-6 per 6 passeggeri, con partenza dal Friuli Venezia Giulia, per tratte a breve e medio raggio.  Cinque i mezzi a disposizione, tre aerei e due elicotteri. Le mete: Austria, Svizzera, Germania, Francia e Slovenia sono tutte raggiungibili partendo dal Friuli Venezia Giulia. Inoltre, questa tipologia di trasporto consente di arrivare abitualmente molto più vicino ai luoghi di destinazione, rispetto all’utilizzo di un aereo di linea, vincolati ai grandi aeroporti. In Europa sono 3mila i punti di atterraggio disponibili per questa tipologia di velivoli. 

TURISMO ESTATE 2020 IN FVG: HA TENUTO NONOSTANTE IL COVID

«Non si è certo colmato tutto ciò che si è perso, ma da metà luglio a settembre inoltrato la stagione estiva in montagna e al mare in Friuli Venezia Giulia è stata decisamente meglio di ciò che ci si aspettasse. Per il 90% i clienti sono stati italiani, austriaci e tedeschi sono arrivati solo a settembre. A soffrire maggiormente sono state le città d’arte e i capoluoghi: lì le strutture ricettive non sono ancora riuscite a recuperare l’assenza degli stranieri e la riduzione del turismo business». La presidente di Federalberghi Paola Schneider tratteggia così la stagione estiva delle strutture ricettive nell’anno in cui il Covid-19 ha stravolto ogni piano e annullato gli affari della primavera e d’inizio stagione, lasciando tutti gli operatori in un grande stato di incertezza riguardo all’evoluzione del periodo estivo. Tuttavia, il virus non ha annullato né la determinazione degli imprenditori a reagire – trovando soluzioni a molti dei problemi generati dalla necessità di rispettare le regole anti pandemia – né la voglia di vacanza, in particolare degli italiani e dei locali, che hanno animato lidi e cime. «In montagna è andata bene, ad agosto i numeri ci sono stati e la stagione si è prolungata a settembre, soprattutto nei weekend, grazie a un tempo atmosferico favorevole – spiega la presidente -. Gli italiani si sono mossi e sono stati loro a connotare gli ospiti quest’estate. Gli stranieri, austriaci e tedeschi, si sono visti solo a settembre. Certo, non tutto il perduto si è recuperato ma, rispetto alle premesse di questa stagione, possiamo permetterci anche di vedere il bicchiere mezzo pieno». Per gli alberghi, la stessa dinamica si è registrata al mare, «con una stagione partita attorno al 10 luglio, buon agosto e una prosecuzione a settembre». Il Friuli Venezia Giulia è fatto però anche di città d’arte e dai capoluoghi in cui la ricettività alberghiera è un importante aspetto dell’economia. In questo contesto i risvolti della pandemia sono più accentuati. «Sono i centri che hanno subito di più le conseguenze del lockdown e delle limitazioni negli spostamenti – spiega Schneider -. Hanno risentito molto dell’assenza degli stranieri, potendo recuperare poco con gli italiani. Il calo dei pernottamenti per business ha fatto il resto. Certo, un po’ si è lavorato, ma si è lontani dai numeri pre Covid». Tuttavia, per ora «non abbiamo evidenza di chiusure definitive – sottolinea la presidente -. Ci sono realtà che hanno deciso di riaprire nel 2021 e dovremo verificare se ciò accadrà realmente. Gli investimenti attorno a un albergo, comunque, sono notevoli e credo che per ora permanga la volontà di resistere». Quanto alla stagione invernale, Scheneider non si sbilancia in previsioni. «Per ora navighiamo a vista, credo che chi terrà aperto a ottobre potrà avere qualche soddisfazione, ma proiettarsi oltre è difficile. Si respira un certo attendismo – rileva -, soprattutto in riferimento all’andamento del Covid-19».

FEDRIGA, ECONOMIA DOPO COVID: ‘SERVONO DAL GOVERNO RISORSE A FONDO PERDUTO E NON UN SOSTEGNO ASSISTENZIALISTA’. L’INTERVISTA

Come valuta la sua governance sino a qui? Stiamo facendo molto per l’abbattimento fiscale, sia in modo diretto che indiretto. Sul fronte delle imprese, nel sociale, per le famiglie, e il trasporto pubblico. Abbiamo lavorato per la detassazione. Ci siamo ritrovati a fare i conti con due emergenze considerevoli: la tempesta Vaia e la pandemia.

Da un punto di vista umano, come si è sentito a dover affrontare il Covid? Diciamo che una emergenza sanitaria di questo genere è stata imprevedibile: il Friuli Venezia Giulia si è comportato molto bene. Dando prova di grande responsabilità, dimostrandolo con un numero di limitato di casi.

Ed ora come vede la situazione economia attuale, in Fvg e in Italia? Stiamo affrontando un momento piuttosto difficile. Non lo possiamo negare. Serve un intervento da parte del Governo che non sia, come è stato fino ad ora, di natura assistenzialista. Ma che faccia progredire le imprese, verso un passaggio successivo, fuori dalla linea del timore, con risorse a fondo perduto, come quelle che stiamo mettendo in campo in Regione.

Quanto è importante per lei l’internazionalizzazione? La ritengono fondamentale; per questo abbiamo creato una agenzia ad hoc. E’ necessario però che sia vera internazionalizzazione: che possa portare anche capitali ed investitori in Fvg.

Cosa state facendo per il miglioramento delle infrastrutture (porti, strade, ferrovie ed aeroporti)? Prioritaria è la velocizzazione della linea ferroviaria Trieste-Venezia.

Rfi vi ha dato dei tempi? Prima del Covid si parlava del 2022 come termine per la realizzazione dei lavori per rendere veloce la linea. Dopo di che servono scelte politiche decisive sui territori: il treno dovrà fermarsi solamente nei centri più importanti.

E per l’implementazione dello scalo aeroportuale? Abbiamo già avuto dimostrazione di interesse da parte di diverse compagnie, anche se Alitalia non collabora in questo senso, facendo da tappo.

Porti? Il Fvg ha le carte in regola per divenire sistema intermodale al centro dell’Europa, con lo sbocco a Trieste e Monfalcone (Go). Su treno, ferro, gomma e aria, dobbiamo divenire competitivi.

Nella sua agenda a che punto si trova lo sviluppo digitale? Abbiamo seri problemi al riguardo. La pandemia ha messo in evidenza che in molte aree regionali non c’è la banda larga. Dobbiamo lavorare su questo come primo passo.

Durante Esof, a Trieste, il premier Giuseppe Conte ha affermato di voler utilizzare le risorse del recovery fund per la ricerca anche sulla meccanica quantistica, lei quanto e come punta sulla ricerca? A Trieste, abbiamo enti di ricerca estremamente all’avanguardia. In primis: Area Science Park. Abbiamo destinato, come Regione, 800mila euro alla ricerca, anche in ambito quantistico.

Quale è il suo principale obiettivo da qui al 2023? Creare una regione sempre più competitiva. Abbiamo stravolto, rispetto al governo regionale precedente, le politiche sull’immigrazione, togliendo molte delle risorse che erano state messe in campo.

Si ricandiderà? Personalmente: amo fare il presidente di Regione. Sarà comunque l’elite che mi supporta a decidere per la mia ricandidatura. Io sono disponibile.

Il turismo, quanto ne ha risentito dopo il Covid? Onestamente, rispetto alle aspettative: ha tenuto. Sia al mare che in montagna.

Il Fvg quanto conta a Roma? La nostra regione conta 1 milione e 200mila abitanti. Serve farsi sentire. Lo dico per esperienza personale: per ottenere qualcosa, dobbiamo alzare la voce.