Ti Lancio dalla Puglia 11 settembre 2026 – Nessuna sospensiva: entro il 28 ottobre l’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto dovrà essere spenta. Lo ha stabilito la sezione specializzata in materia d’impresa della Corte d’Appello civile di Milano, respingendo il ricorso presentato dai legali di Acciaierie d’Italia (AdI) e dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria. La decisione dei giudici ribadisce un principio chiaro: nel bilanciamento tra gli interessi costituzionali in gioco, la tutela della salute dei cittadini deve prevalere sull’esercizio dell’attività d’impresa.
La sentenza e la motivazione dei giudici. Il verdetto conferma il provvedimento dello scorso luglio, nato dall’iniziativa giudiziaria promossa nel 2021 da undici cittadini tarantini. Lo spegnimento si è reso necessario per consentire la rimozione dell’amianto e riportare le emissioni di polveri sottili entro i limiti di sicurezza. La Corte ha rigettato le tesi della società e dell’amministrazione straordinaria — le quali lamentavano danni irreparabili agli impianti, impatti occupazionali e l’avvicinamento al “punto di non ritorno” del 16 settembre — evidenziando come la tutela della salute e del diritto alla vita non possa essere sacrificata a fronte di perdite economiche, in linea con quanto stabilito anche dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Le reazioni politiche e degli enti locali. Dalla sede di Vercelli, la premier Giorgia Meloni ha commentato la pronuncia sottolineando che il governo continuerà a fare il massimo: «Operiamo con decisioni che non dipendono da noi. C’era un tavolo già aperto che verrà riconvocato immediatamente per andare avanti. È uno dei dossier su cui stiamo spendendo il maggior numero di ore».
Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha accolto la sentenza chiedendo risposte immediate alla politica: «La decisione non ci sorprende. Il 16 settembre rappresenterà il punto di non ritorno per lo spegnimento degli impianti. Il tavolo interministeriale chiesto a Palazzo Chigi deve insediarsi subito per tutelare l’economia, garantire misure compensative per i lavoratori e finanziare il rilancio del territorio prima che si generi un ulteriore impoverimento».
Sulla stessa linea i rappresentanti di Avs/Verdi Taranto e Puglia, che parlano di un verdetto che certifica il fallimento delle politiche industriali degli ultimi quindici anni e chiedono di avviare subito le bonifiche come primo cantiere per la riconversione economica della città, garantendo il reimpiego delle maestranze.
Sindacati, cittadini e prospettive occupazionali. In una nota congiunta, Fim, Fiom e Uilm chiedono al governo di convocare d’urgenza il tavolo permanente a Palazzo Chigi: «I lavoratori pretendono risposte e il sistema manifatturiero attende di conoscere il futuro della produzione di acciaio. Non accetteremo un piano basato solo su cassa integrazione e licenziamenti; occorre evitare che la situazione sfoci in una bomba sociale».
Di segno opposto la soddisfazione dell’avvocato Ascanio Amenduni, legale dei cittadini ricorrenti, che parla di un verdetto storico: «Questo verdetto finale rappresenta il coronamento di un lungo percorso. La salute umana viene prima della produzione e da fine ottobre Taranto potrà finalmente tornare a respirare un’aria priva di emissioni nocive. La speranza ora è che governo e Regione sappiano salvaguardare integralmente la posizione dei lavoratori».


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