(Ti Lancio da Roma) Roma 4 ottobre 2023 – Fra i tanti tipi di povertà vi è anche quella ‘energetica’. Ovvero: abitare in casa ad alto consumo energetico perché obsolete, mal coibentate, o semplicemente ‘vecchie’. Uno studio della CGIA di Mestre ha evidenziato un aumento di questo tipo di povertà che nel 2021 colpiva ben cinque milioni di persone con lo 0,5% rispetto al 2020. Non sono noti i dati causati dall’esplosione dei prezzi del gas e delle materie prime che sono stati registrati nel 2022 e quindi il dato di 2 milioni e duecentomila famiglie che hanno problemi di riscaldamento e di approvvigionamento di energia elettrica è sicuramente sottostimato.
La povertà energetica viene riscontrata nelle famiglie che vivono in abitazione scarsamente riscaldate in inverno, non raffrescate d’estate e con scarsi livelli di illuminazione e di utilizzo di elettrodomestici. Di solito si tratta di abitazioni vecchie e in cattivo stato di manutenzione con famiglie monoreddito che non hanno molta disponibilità di fondi con problemi legati alla disoccupazione, o con pensioni al minimo.
Statisticamente la situazione peggiore si registra in Calabria, dove il 16,7 per cento delle famiglie, composte da 304.675 individui, si trova in condizioni di povertà energetica. Seguono la Puglia (16,4 per cento), il Molise (16 per cento), la Basilicata (15 per cento) e la Sicilia (14,6 per cento). Le regioni, invece, meno interessate da questo fenomeno sono la Lombardia (5,3 per cento delle famiglie totali), la Liguria (4,8 per cento) e, in particolar modo, le Marche (4,6 per cento). Il dato medio nazionale è pari all’8,5 per cento.
Sempre dal punto di vista della statistica le famiglie più a rischio, soprattutto nel Sud, sono quelle che utilizzano il gas quale principale fonte di riscaldamento. Coloro che invece utilizzano altri combustibili (bombole a gas, pellet, gasolio, legna, kerosene, solare), presentano valori percentuali di rischio più contenuti.
(PARU)

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