Ti Lancio da BELGRADO Serbia 26 ottobre 2026 — La resa politica di Aleksandar Vučić, arrivata dopo l’esito delle urne in favore della coalizione guidata dal movimento studentesco e civico, segna un punto di svolta non soltanto per la storia interna della Serbia, ma per l’intera mappa geopolitica dell’Europa centro-orientale.
Dopo oltre dodici anni di potere incontrastato, il leader populista ha riconosciuto il verdetto popolare. Con l’uscita di scena del presidente, cade il perno su cui si era retta una complessa politica estera basata sul costante bilanciamento tra Est e Ovest.
Per oltre un decennio, la dottrina diplomatica di Vučić si è fondata su una strategia d’ambiguità calcolata: mantenere formale l’aspirazione all’ingresso nell’Unione Europea, coltivando contemporaneamente uno storico legame strategico ed energetico con il Cremlino e partnership infrastrutturali con Pechino. La nuova leadership promette di accelerare il percorso d’integrazione europea, mettendo al centro le riforme strutturali sul rispetto dello stato di diritto, l’indipendenza della magistratura e la libertà di stampa. A Bruxelles si guarda al cambio di guardia con prudente ottimismo, intravedendo la possibilità di superare lo stallo negoziale che durava da anni. L’uscita di Vučić priva Mosca del suo alleato più influente nell’area dei Balcani occidentali. Il nuovo corso politico serbo potrebbe allineare progressivamente il Paese alla politica estera e di sicurezza comune dell’UE, indebolendo la penetrazione diplomatica ed energetica russa nella regione.
Il cambio di regime a Belgrado avrà immediate ripercussioni sulla stabilizzazione regionale, in primi il nodo del Kosovo: il dialogo tra Belgrado e Pristina, fermo da tempo a causa di reciproci veti e tensioni sul confine, potrebbe trovare una nuova spinta costruttiva con un interlocutore sganciato dalle narrative nazionaliste del passato. Bosnia ed Erzegovina: l’indebolimento dei legami tradizionali tra il governo serbo e i movimenti separatisti della Republika Srpska potrebbe contribuire a disinnescare i rischi di destabilizzazione nei Balcani occidentali.
Mentre nelle piazze di Belgrado proseguono i festeggiamenti dei giovani e degli attivisti che hanno guidato la mobilitazione, la nuova compagine di governo si trova davanti a compiti complessi. Traghettare la Serbia fuori dall’era Vučić richiederà non solo la ricostruzione delle istituzioni democratiche interne, ma anche la capacità di gestire il delicato passaggio da un modello d’influenza filorusso a un pieno radicamento nell’alveo euro-atlantico, senza causare lacerazioni nel tessuto sociale del Paese.


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