(Ti Lancio dalla Sicilia) Palermo 7 marzo 2023 – AAA cercasi residenti nel Mezzogiorno. Che già ci fosse il divario Nord-Sud su tantissime questioni, era del tutto evidente. Ma non che si arrivasse pure a mettere in discussione la tenuta demografica delle regioni a da Roma in giù.
L’ultimo focus dell’Istat non lascia scampo. I numeri elaborati dall’istituto nazionale di statistica collocano il primo calo demografico nel Mezzogiorno, a cui fa da contraltare una crescita nel Centro-Nord, fra il 2011 e il 2020 (-642mila abitanti; +335mila nel Centro-Nord).
“Il calo demografico è insostenibile, si parla di almeno 7 punti, una situazione critica che è stata trattata nell’ultimo convegno degli industriali a Matera – dice il presidente di Confindustria Sicilia, Alessandro Albanese (nella foto di copertina) – Tutto ciò, con determinerà anche un calo della ricchezza prodotta dal lavoro, che non farà altro che aumentare il divario con le regioni del Nord Italia”.
La disastrosa tendenza, nella sua dinamicità, porterebbe a un impoverimento demografico dei residenti nelle zone del Sud fino alla soglia critica di 20 milioni di abitanti, con una riduzione su base decennale di circa quattro volte rispetto al Centro-Nord (-5,7% e 1,5%).
La perdita di popolazione si concentra soprattutto nelle fasce d’età più giovani. A ciò corrisponde un contestuale incremento del peso della popolazione anziana. Si prevede che intorno al 2035 l’età media della popolazione di Sud e Isole supererà quella del Centro-Nord, solo fino a pochi anni fa nettamente inferiore.
Ciò porterebbe a un peso crescente degli ultra-sessantacinquenni e una perdita progressiva nella popolazione in età da lavoro. E potrebbe determinare il venir meno della funzione di serbatoio di popolazione attiva, assolta nel tempo da queste regioni a supporto delle aree più sviluppate del paese. Inoltre, si avrebbe un effetto negativo sulla capacità di creare reddito (data la contrazione di forza lavoro), un aumento dei bisogni di cura degli anziani, una contestuale riduzione della domanda di altri servizi pubblici e privati per la componente giovanile (educativi, ludico-ricreativi) e una tendenziale caduta del gettito fiscale, necessario per finanziare il welfare locale.
“Bisognerà adottare provvedimenti immediati, se vogliamo recuperare – continua Albanese – A cominciare dal convincere i giovani a investire dove sono nati, grazie ai modelli di incentivazione e defiscalizzazione. E’ prioritario rendere attrattivo il Sud. La Sicilia, ma in generale tutte le regioni del Sud, ha tradizionalmente aperto le porte all’integrazione sociale con altre popolazioni. Ciò significa che gli immigrati potranno essere la nuova linfa per innalzare l’asticella demografica delle regioni meridionali, per evitare che le città si svuotino. Grazie alla formazione e alla riqualificazione – conclude il presidente di Confindustria Sicilia -, potranno essere la forza lavoro in più che crea ricchezza. E’ questa la sfida del futuro”.
Una soluzione che dovrà contenere l’elevata incidenza del fenomeno migratorio dal Sud verso il Nord, che rende ancor più fragile l’economia del Mezzogiorno. Dal 2010 al 2019, infatti, i movimenti in uscita dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord hanno interessato nel complesso 1,1 milione di persone, con un bilancio negativo di oltre 500mila residenti.
(SALVORI)
SI SVUOTA IL MEZZOGIORNO: ALBANESE (CONFINDUSTRIA), TRATTENERE I GIOVANI CON INVESTIMENTI E ACCOGLIERE IMMIGRATI


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