(Ti Lancio da Roma) Roma 10 dicembre 2025 – Il primo “Conto Tematico” ASI-Istat rivela il peso strategico del comparto: 23mila addetti, un valore aggiunto di 2 miliardi e una produttività del lavoro superiore del 65% rispetto ad altri settori.
Lo spazio italiano non è più una nicchia, ma un vero e proprio motore economico. Sono questi i risultati chiave presentati in occasione dell’evento “Towards a thematic account of the space economy in Italy,” frutto della prima misurazione congiunta realizzata dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat).
Questi dati confermano l’importanza del settore spaziale, superando l’idea di un comparto meramente scientifico e affermandolo come una componente cruciale del sistema produttivo nazionale.Lo studio ha analizzato in profondità le diverse componenti dell’economia spaziale, distinguendo tra attività upstream (la filiera produttiva, dalla manifattura ai lanci) e downstream (servizi e applicazioni basate sui dati spaziali).
La componente upstream si conferma la spina dorsale dell’innovazione, impiegando poco più di 14mila addetti e generando 1,3 miliardi di valore aggiunto su 4,1 miliardi di produzione. È in questo segmento che si concentra il 76% dell’attività manifatturiera legata allo spazio.
Un altro elemento centrale è la forte vocazione internazionale: le esportazioni del settore ammontano a 2,1 miliardi di euro, di cui la maggior parte (1,8 miliardi) è riferibile alle attività di produzione della filiera. La ricerca Istat-ASI ha messo in luce una notevole superiorità del settore spaziale in termini di efficienza e qualità del lavoro. Le imprese del comparto spaziale mostrano una produttività del lavoro superiore del 65% rispetto alle unità produttive non-space (84,8mila euro per addetto contro 51,3mila). Le retribuzioni medie degli occupati dipendenti nel settore manifatturiero (upstream) sono superiori del 55% rispetto ad altri settori (41,1mila euro pro capite). Inoltre, la struttura occupazionale è fortemente qualificata: il 32,3% dei dipendenti ha un’educazione terziaria, quasi il doppio rispetto alla media nazionale.
Lo studio evidenzia anche una propensione agli investimenti in Ricerca e Sviluppo (R&S), pari a 0,6 miliardi di euro, un tasso di investimento in R&S nettamente superiore rispetto al resto del sistema produttivo italiano.
La dimensione internazionale è confermata dalla struttura societaria: quasi il 90% del valore aggiunto dell’economia dello spazio è generato da imprese appartenenti a gruppi multinazionali, che contribuiscono in modo determinante anche ai flussi di import-export.
L’analisi ha incluso anche il settore non-market, che comprende le attività di enti pubblici come l’ASI. Questo comparto aggiunge 353 milioni di euro di valore aggiunto e impiega circa 2.200 addetti, realizzando investimenti per 182 milioni di euro, in larga parte destinati alla R&S.
Per il Presidente dell’ASI, Teodoro Valente, e il Presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, questo primo Conto Tematico ha un valore strategico fondamentale.
“L’accordo tra ASI e Istat per la misurazione puntuale del valore della Space Economy ha un valore assoluto necessario per dare il giusto risalto al contributo che il settore spaziale ha nell’economia nazionale,” ha sottolineato il Presidente Valente.
L’obiettivo futuro è quello di utilizzare questi dati oggettivi non solo per supportare le politiche governative, ma anche per diventare protagonisti nella definizione di metriche comuni a livello UE, garantendo così la comparabilità dei dati e l’attrattività per nuovi investimenti.


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