Ti Lancio da BRUXELLES 2 novembre 2026 – Nel panorama tecnologico globale, il calcolo quantistico ha ormai superato la fase della mera speculazione teorica per diventare un terreno di scontro strategico e geopolitico. Consapevole di non potersi affidare esclusivamente a tecnologie e infrastrutture d’oltremare, l’Unione Europea sta accelerando in modo deciso per garantire la propria sovranità tecnologica.
La strategia europea si muove su due binari paralleli: da un lato una cornice normativa e di politica industriale d’avanguardia con il Quantum Act, dall’altro la realizzazione concreta di un’infrastruttura di calcolo ibrida e distribuita guidata dall’impresa comune EuroHPC.
Per lungo tempo l’Europa si è distinta per l’eccellenza nella ricerca scientifica di base, faticando tuttavia a trasformarla in campioni industriali di livello globale. Il Quantum Act europeo nasce precisamente con l’obiettivo di colmare questo divario, posizionandosi come il corrispettivo per le tecnologie quantistiche di ciò che il Chips Act è stato per i semiconduttori tradizionali.
La misura legislativa punta ad agire su talune direttrici. Garantire la produzione e l’approvvigionamento interno di componenti critiche, dai materiali avanzati fino ai criostati e ai chip fotonici o a superconduzione. Creare incentivi e strutture per permettere alle startup deep-tech e alle PMI di scalare rapidamente i propri prodotti e portarli sul mercato. Trattenere i migliori ricercatori e sviluppatori all’interno dell’Unione attraverso programmi di finanziamento dedicati e l’accesso ad infrastrutture di prim’ordine.
Mentre le istituzioni definiscono il quadro normativo, l’iniziativa EuroHPC Joint Undertaking (l’impresa comune europea per il calcolo ad alte prestazioni) sta integrando sul territorio i primi acceleratori quantistici all’interno della rete di supercomputer già esistente.
L’approccio europeo si basa sul calcolo ibrido: anziché sostituire i supercomputer classici, i sistemi quantistici vengono affiancati ad essi come acceleratori per specifiche tipologie di problemi complessi. Tra le varie installazioni distribuite nell’Unione europea spiccano in particolare: Il sistema “VLQ” (Repubblica Ceca): ospitato presso il centro di supercalcolo di Ostrava, questo sistema è integrato per servire la comunità scientifica e industriale dell’Europa centrale, concentrandosi sull’ottimizzazione logistica e sulla chimica computazionale. Situato presso il Leibniz Supercomputing Centre di Monaco di Baviera, il sistema HPC combina processori quantistici con l’infrastruttura exascale tedesca, puntando a sviluppare algoritmi ad altissima efficienza energetica e simulazioni di materiali complessi.
L’aspetto fondamentale di questa rete di infrastrutture EuroHPC è la sua accessibilità. Non si tratta di laboratori chiusi, ma di risorse aperte ad università, istituti di ricerca e aziende europee. Grazie a questa integrazione, il tessuto produttivo dell’UE può già oggi iniziare a testare algoritmi avanzati su casi d’uso reali. Nel settore farmaceutico simula precisamente la struttura molecolare per accelerare la scoperta di nuovi farmaci o la progettazione di batterie di nuova generazione. Ottimizza in tempo reale la distribuzione energetica da fonti rinnovabili su scala continentale. Aiuta nella gestione delle catene di fornitura globali e simulazione di modelli di rischio economico complessi.
L’integrazione tra l’indirizzo politico del Quantum Act e l’hardware operativo di EuroHPC rappresenta una dichiarazione d’intenti chiara: l’Unione Europea punta a non essere un semplice cliente di soluzioni sviluppate altrove, ma un attore primario e autonomo nella rivoluzione quantistica.
Creare un ecosistema integrato in cui laboratori di ricerca, centri di supercalcolo e imprese industriali comunicano nativamente è l’unica strada per trasformare il vantaggio scientifico europeo in una leadership industriale duratura.


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