(Ti Lancio dagli Stati Uniti) San Francisco 3 marzo 2026 – In quello che molti definiscono un punto di svolta storico (e controverso) per la Silicon Valley, il CEO di OpenAI Sam Altman (nella foto) ha confermato la firma di un accordo strategico con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (Pentagono). La partnership prevede l’integrazione dei modelli avanzati di intelligenza artificiale dell’azienda nelle operazioni logistiche, di analisi dati e di difesa informatica dell’esercito americano.
L’annuncio segna il definitivo superamento dei vecchi tabù etici che per anni hanno frenato la collaborazione tra le Big Tech e il settore militare. OpenAI, nata originariamente con una missione non-profit focalizzata sulla sicurezza dell’umanità, sembra aver abbracciato una visione di “Realpolitik tecnologica”.
Secondo Altman, l’obiettivo non è la creazione di armi autonome, ma il potenziamento delle capacità decisionali e della sicurezza nazionale attraverso l’IA. Tuttavia, le critiche interne ed esterne non sono tardate ad arrivare, sollevando dubbi sulla gestione dei “bias” algoritmici in contesti bellici. La risposta della concorrenza è stata immediata e durissima. Anthropic, l’azienda fondata da ex membri di OpenAI che ha fatto della “AI Safety” e del principio costituzionale del software il proprio marchio di fabbrica, è rimasta esclusa dall’accordo e ha già annunciato una controffensiva.
Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha rilasciato dichiarazioni al vetriolo, suggerendo che l’accordo OpenAI-Pentagono possa compromettere gli standard di sicurezza globale. Anthropic potrebbe contestare l’esclusività o i criteri di assegnazione dell’appalto a Washington. Si prevede una fuga di ricercatori etici da OpenAI verso aziende con policy più restrittive sull’uso militare.
Sebbene le cifre esatte restino classificate, gli esperti del settore parlano di una commessa dal valore di miliardi di dollari, che consoliderebbe la posizione di OpenAI come leader non solo commerciale, ma anche infrastrutturale per l’intelligence globale.
Il patto tra Altman e il Pentagono accelera la corsa agli armamenti digitali. Se da un lato promette una gestione più efficiente della difesa, dall’altro solleva il rischio di un’escalation in cui l’intelligenza artificiale diventa l’arbitro ultimo dei conflitti moderni.


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