Circa centomila aziende sono a rischio chiusura a causa dei rincari delle materie prime e dell’elettricità, in primis, che risucchiano in una specie di buco nero quei piccoli margini di ripresa registrati dallo scorso gennaio, dopo due pesanti e imprevedibili anni con il covid a mordere le caviglie e uno scontro armato in casa dei produttori mondiali di grano e gas.
Nel mezzo di questa tempesta perfetta gravitano circa 800mila lavoratori, che adesso sentono puzza di bruciato e cominciano a temere per i loro posti di lavoro.
Se nel 2019 l’argomento ai tavoli sindacali era il welfare, come migliorare la qualità della vita lavorativa e privata del lavoratore e della sua famiglia, oggi sono tornati di moda i temi sugli ammortizzatori sociali, tagli e mobilità (anticamera del licenziamento), che bussano alle porte delle imprese.
Da settimane gli industriali lanciano il grido d’allarme all’indirizzo del governo per ottenere più aiuti economici e una manovra (energia elettrica sganciata dal prezzo del gas e un tetto al costo nazionale, per esempio). E al tempo stesso, però, dicono di essere eroi di questo tempo, che stanno lottando per mantenere fornaci e macchinari accesi, facendo capire pure che il rischio bomba sociale è proprio dietro l’angolo, se molleranno. Come nel gioco delle tre carte, la lobby degli industriali fa il banco: sventola la bandierina del rischio licenziamenti, l’apertura di sedi all’estero, la cassa integrazione come la soluzione di tutti i mali, per alzare la posta in gioco e avere più peso nelle scelte successive che farà la politica. Ecco perché dalle parti dei sindacati dei lavoratori le antenne sono al massimo dell’estensione, per anticipare le mosse delle lobby e della politica che potrebbero danneggiare lavoratori e famiglie. Il governo sta mettendo sul piatto aiuti per circa 20 miliardi. Basteranno? Emerge un flebile ottimismo. Ma una cosa è certa, se i consumi non torneranno a salire, sarà difficile per tutti. E sarà anche inutile aumentare i prezzi di beni e servizi per recuperare spiccioli se chi deve spendere rimane a casa per via degli alti costi delle utenze domestiche, del carovita, dei tagli del salario.
di Salvo Ricco

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