Cookie Policy Difesa-diplomazia. Ankara. Vertice Nato. Il vecchio continente accelera per affrancarsi dagli Usa - Tilancio

Difesa-diplomazia. Ankara. Vertice Nato. Il vecchio continente accelera per affrancarsi dagli Usa

Difesa-diplomazia. Ankara. Vertice Nato. Il vecchio continente accelera per affrancarsi dagli Usa

Ti Lancio dalla Turchia 9 luglio 2026 – Il vertice della Nato di questa settimana ad Ankara rimarrà impresso come un potenziale punto di svolta geopolitico. Dopo cinque anni di guerra sul continente europeo e due anni di crescenti tensioni con una Casa Bianca imprevedibile, l’Europa sembra aver compreso che il proprio futuro strategico dipende dalla capacità di emanciparsi dal sostegno militare statunitense.

Al Forum dell’industria della difesa gli alleati europei hanno messo sul tavolo cifre concrete, annunciando accordi per 50 miliardi di dollari (43 miliardi di euro) destinati alla produzione e agli acquisti militari. Dai sottomarini ai sistemi di difesa missilistica Patriot, fino a munizioni e intercettori, l’obiettivo dichiarato è tracciare un percorso credibile per portare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2035.

Tra gli annunci più significativi spicca la decisione di ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti in settori chiave: sostituzione degli AWACS, la Nato ha scelto l’azienda svedese Saab per la costruzione dei nuovi aerei da sorveglianza, che prenderanno il posto dei sistemi di allarme e controllo aviotrasportati finora gestiti sui velivoli statunitensi Boeing. Programma “Drone Hedge”: è stato stanziato un piano da 40 miliardi di dollari (35 miliardi di euro) nei prossimi cinque anni per lo sviluppo di capacità anti-drone sull’intero territorio dell’alleanza.

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha sottolineato l’urgenza di questi investimenti, evidenziando come le incursioni di droni (in particolare nei Paesi baltici) siano ormai una realtà frequente: ‘I droni hanno modificato in modo fondamentale la natura della guerra moderna. Sono diventati un fattore decisivo sul campo di battaglia, come vediamo chiaramente in Ucraina e in Medio Oriente.’

Sul fronte del conflitto ucraino il vertice ha registrato un’apertura significativa da parte del presidente statunitense Donald Trump, che ha dato il via libera alla concessione di licenze per la produzione dei sistemi di difesa Patriot direttamente in Ucraina.

“Mostreremo loro come farlo, in realtà è molto complesso. Ma capiranno presto la complessità”, ha dichiarato Trump a fianco del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Secondo gli analisti, questa mossa riflette la nuova forza contrattuale di Kiev, che ora dialoga direttamente e con maggiore centralità con Bruxelles.

Nonostante l’accelerazione europea, gli esperti invitano alla prudenza. L’europeizzazione della Nato non sarà completa finché il continente non sarà in grado di sostituire le “capacità abilitanti strategiche” americane con equivalenti europei. Parliamo di infrastrutture critiche fondamentali come: codici temporali basati su satellite e sistemi di navigazione autonoma. Strumenti per la guerra elettronica condotta da piattaforme aeree. Capacità di attacco di precisione in profondità.

Nel breve termine l’Europa avrà ancora bisogno di Washington per armamenti disponibili solo Oltreoceano, ma la direzione a lungo termine appare tracciata.

Il vertice non è stato privo di momenti di forte attrito. Al suo arrivo ad Ankara, Trump ha mostrato aperto scontento, rimproverando i partner europei per il mancato sostegno alla campagna militare statunitense in Iran. È servito il tatto diplomatico di Mark Rutte per ristabilire i fatti, ricordando che i dinieghi all’uso delle basi europee sono stati isolati e che, nel momento di picco del conflitto, ben 5.000 velivoli statunitensi sono decollati dal suolo europeo.

Non sono mancate le consuete provocazioni bilaterali: la questione Groenlandia, Trump ha riproposto l’intenzione di voler “controllare” il territorio semi-autonomo danese, provocando la ferma reazione della premier Frederiksen (“La Groenlandia non è in vendita”). Lo scontro con la Spagna: il presidente Usa ha attaccato il premier Pedro Sánchez per le critiche sulla gestione del dossier iraniano e per i ritardi nelle spese di difesa, minacciando l’interruzione dei rapporti commerciali con Madrid.

Nonostante le premesse turbolente e le dichiarazioni incendiarie, la sessione finale del Consiglio Nord Atlantico ha mostrato il consueto dietrofront retorico della presidenza Usa. Al termine dei lavori, Trump ha ammorbidito i toni definendo il vertice “un grande incontro” e riassumendo l’esito dei lavori con una sola parola: “unificazione”.

L’Europa esce da Ankara con la consapevolezza di aver fatto la sua parte – l’Ue è oggi il principale finanziatore militare dell’Ucraina – ma anche con il promemoria che la strada verso la piena autonomia strategica è ancora lunga e tortuosa.

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