Cookie Policy Cultura. Italia. Perché non possiamo non dirci cristiani e figli di Benedetto Croce - Tilancio

Cultura. Italia. Perché non possiamo non dirci cristiani e figli di Benedetto Croce

Cultura. Italia. Perché non possiamo non dirci cristiani e figli di Benedetto Croce

Ti Lancio dall’Italia 8 luglio 2026 – Nel 1942, mentre l’Europa era devastata dal secondo conflitto mondiale, Benedetto Croce lanciava una provocazione destinata a rimanere scolpita nella storia del pensiero: “Perché non possiamo non dirci cristiani”. Croce non era un uomo di chiesa; era un laico convinto, un filosofo idealista che non cercava Dio nei dogmi delle religioni. Eppure, riconosceva una verità storica innegabile: il Cristianesimo ha compiuto la più grande rivoluzione morale dell’umanità, mettendo al centro il valore assoluto della coscienza e dell’individuo.

Oggi, a distanza di decenni, quella provocazione è più attuale che mai per comprendere chi siamo. Perché l’Italia, nelle sue bellezze e nelle sue mille contraddizioni, è profondamente figlia di questo concetto.

Il punto centrale del discorso crociano – e il cuore del nostro commento – sta nel comprendere che la cultura di un Paese non si misura solo con la frequenza alle funzioni religiose. L’Italia è intrisa di questa rivoluzione morale in ogni sua fibra laica.

Dai piccoli borghi alle grandi metropoli, il nostro orizzonte visivo è disegnato da campanili, chiese e capolavori nati da quel sentimento. Anche l’artista più iconoclasta respira e produce partendo da quell’immaginario.

Quel senso di solidarietà, di accoglienza e di centralità della persona che caratterizza il “vivere all’italiana” (e che si ritrova nella nostra stessa Costituzione) affonda le radici proprio nella rivalutazione dell’individuo introdotta duemila anni fa.

Paradossalmente, la libertà di non credere o di criticare la religione nasce all’interno di un tessuto culturale che ha faticosamente digerito il valore della coscienza individuale. Non c’è laicità occidentale che non sia, storicamente, una scomposizione e rielaborazione di temi nati in seno al Cristianesimo.

Dire che l’Italia è figlia di questo concetto non significa fare un discorso di esclusione o di nostalgia confessionale. Al contrario, significa riconoscere una grammatica comune. Che si sia credenti, agnostici o atei, quando parliamo di dignità umana, di diritti inalienabili dell’individuo e di responsabilità morale, stiamo usando parole che hanno quel preciso DNA.

Il limite di gran parte del dibattito contemporaneo sull’identità è quello di confondere la storia con la fede. Croce ci ha insegnato il contrario: si può essere profondamente laici e, al tempo stesso, riconoscere il debito immenso verso la tradizione che ci ha formati.

L’Italia di oggi affronta sfide globali, multiculturali e complesse. Per navigarle senza perdere la bussola, non serve sbandierare simboli storici come clave identitarie, ma serve la consapevolezza critica. Non possiamo non dirci cristiani – nel senso crociano del termine – perché senza quella rivoluzione della coscienza non capiremmo la nostra letteratura, la nostra arte, la nostra politica e il nostro modo di stare al mondo. Riconoscerlo non è un atto di fede, è un atto di onestà intellettuale.

Leave a Reply

Your email address will not be published.