Ti Lancio dalla Toscana e dalla Puglia. Piombino Livorno; Taranto 9 luglio 2026 – Il futuro dell’acciaio italiano si trova a un passaggio cruciale, stretto tra il rischio di nuove cessioni a multinazionali estere e la richiesta, sempre più forte, di un ritorno al controllo pubblico per gli asset strategici. Il dibattito si è riacceso contemporaneamente su due fronti caldi: l’ex Ilva di Taranto e il polo siderurgico di Piombino.
Come riportato da La Stampa, il presidente di Federmeccanica, Federico Bettini, ha lanciato un monito durissimo a margine dell’assemblea dell’Amma a Torino. Al centro delle sue preoccupazioni c’è il rischio di una vendita dell’Ilva al gruppo indiano Jindal, uno scenario definito senza mezzi termini come “devastante per la sovranità industriale” del Paese. Secondo quanto evidenziato da La Stampa, Bettini ha chiarito che le alternative nazionali esistono, ma manca la sponda della politica. La cordata italiana è pronta: esiste un gruppo di imprenditori italiani della siderurgia disposti a investire per tutelare l’acciaio “Made in Italy”. L’impasse di Palazzo Chigi: il vero ostacolo, secondo il presidente di Federmeccanica, è la mancanza di “condizioni di ingaggio chiare” da parte del Governo. Il fantasma del passato: l’appello a Palazzo Chigi è netto: non si deve assolutamente ripetere l’errore strategico già commesso in passato con ArcelorMittal.
Mentre a Torino si invoca la chiarezza per gli investitori privati nostrani, a Piombino l’Unione Sindacale di Base (USB) riapre con forza un capitolo che molti consideravano tabù: quello della nazionalizzazione degli stabilimenti strategici. Per il sindacato di base, la gestione pubblica non è una bandiera ideologica, ma una necessità pragmatica di politica industriale, specialmente per un sito che produce le rotaie per la rete ferroviaria nazionale. “Le infrastrutture di trasporto rappresentano un patrimonio strategico nazionale. Garantire la produzione delle rotaie sotto un controllo pubblico significa assicurare continuità produttiva, autonomia industriale e sicurezza degli approvvigionamenti.” ha affermato l’ Unione Sindacale di Base
I punti cardine della posizione di USB si concentrano sulla gestione delle risorse pubbliche. Stop agli aiuti a fondo perduto: negli anni lo Stato è intervenuto massicciamente con finanziamenti, ammortizzatori sociali e incentivi. Per USB è inaccettabile che, dopo aver usato i soldi dei cittadini, le decisioni finali su tagli o disimpegni restino in mano a privati. Chi paga deve governare: il principio proposto è semplice: se lo Stato investe risorse pubbliche, deve avere un controllo diretto sulla governance, sulla salvaguardia dei posti di lavoro e sulla transizione ecologica.
L’analisi di Federmeccanica riportata da La Stampa e le rivendicazioni di USB a Piombino, pur partendo da prospettive diverse (la difesa degli industriali italiani da un lato, il controllo statale dall’altro), convergono su un unico grande timore: lasciare le decisioni strategiche della siderurgia nelle sole mani delle multinazionali estere.
Sia per Taranto che per Piombino, la richiesta comune rivolta al Governo è quella di uscire dall’ambiguità e definire una volta per tutte quale ruolo debba avere l’Italia nello scacchiere industriale europeo.


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