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Petrolio. Mondo. L’allarme dell’ad di Eni: ‘Senza una svolta, mercato fuori controllo entro l’inizio del 2027’

Petrolio. Mondo. L’allarme dell’ad di Eni: ‘Senza una svolta, mercato fuori controllo entro l’inizio del 2027’

Il protrarsi delle tensioni in Medio Oriente mette a rischio la stabilità dei prezzi del greggio. Secondo Claudio Descalzi, le riserve strategiche globali sono finite e serve una rapida diversificazione delle rotte e dei fornitori per evitare il ritorno dell’inflazione.

Ti Lancio dalla Lombardia Milano 13 luglio 2026  – Il mercato globale del petrolio viaggia su un equilibrio precario e rischia di uscire dall’attuale intervallo di prezzo entro l’inizio del 2027, superando la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. A lanciare l’allarme è Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore. Secondo il top manager del cane a sei zampe, il prolungarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente (in particolare il conflitto che vede coinvolto l’Iran da fine febbraio) sta esercitando una pressione insostenibile sulle scorte mondiali.Egypt Oil & Gas+ 1

Fino ad oggi, i prezzi del greggio (con il Brent rimasto sotto i 100 dollari) si sono mantenuti all’interno di una banda di oscillazione compresa tra gli 80 e i 100 dollari al barile. Questo contenimento, tuttavia, non è dovuto a stabilità strutturale, bensì ai massicci e coordinati rilasci delle riserve petrolifere strategiche (SPR) da parte dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) e dei Paesi membri.

“Una strategia che comporta rischi crescenti, data la natura finita delle riserve globali”, ha avvertito Descalzi. In altre parole, l’effetto cuscinetto utilizzato dai governi per calmierare i prezzi sta esaurendo la sua spinta. I dati citati dall’AD di Eni sono emblematici: l’erosione degli inventari globali di petrolio ha registrato una media di 3,8 milioni di barili al giorno, con un’accelerazione preoccupante a maggio, mese in cui il calo ha toccato i 4,6 milioni di barili al giorno proprio a causa delle interruzioni commerciali legate al conflitto iraniano.

La crisi in Medio Oriente ha colpito duramente i passaggi marittimi nevralgici, come lo Stretto di Hormuz e il Bab el-Mandeb, costringendo i cargo a deviare le rotte circumnavigando il Capo di Buona Speranza. Questa deviazione si traduce in 10-14 giorni di navigazione in più, un aumento vertiginoso dei costi di nolo e milioni di barili di petrolio temporaneamente bloccati in mare.Egypt Oil & Gas

Il rischio economico di un’impennata del greggio oltre i 100 dollari è chiaro: una nuova fiammata inflazionistica globale e una conseguente frenata della domanda energetica in un momento di forte crescita dei consumi, spinti anche dalla digitalizzazione e dai data center per l’intelligenza artificiale.

Per Descalzi, i singoli interventi sui prezzi o l’uso delle scorte di emergenza non possono bastare nel lungo periodo. “La soluzione a lungo termine è una maggiore sicurezza energetica attraverso la diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento”, ha spiegato l’AD.

L’invito ai Paesi occidentali e importatori è quello di stringere legami più solidi con i produttori dislocati in aree geografiche alternative, riducendo la dipendenza dai colli di bottiglia marittimi sotto stretto controllo geopolitico. In questo scenario, Descalzi ha ricordato la posizione di Eni, la cui esposizione in Medio Oriente è storicamente limitata, potendo contare su una produzione upstream concentrata prevalentemente in aree strategiche come il Nord Africa, l’Africa subsahariana e l’America Latina.

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