EUROLLS, LA FORZA DELLA FIDUCIA: ANCORA INVESTIMENTI SU IMPIANTI STRAORDINARI

E’ stata installata la nuovissima linea produttiva della Eurolls di Attimis (Ud), nel plant produttivo di Villa Santina, dove avviene il trattamento termico dei rulli. Eurolls è nota per  la produzione di rulli in acciaio e carburo di tungsteno. Un settore di nicchia, nel quale e per il quale, l’azienda guidata da Renato Railz (nella foto con Matteo Querini) eccelle, con sussidiarie nel mondo intero. Gli impianti nuovi sono tre, e sono già in funzione, per 2 milioni di euro di investimento.  

Si è composta così in Carnia, una nuovissima linea produttiva che va ad integrarsi con quella attuale risalente a 15 anni fa, con un incremento notevole della capacità produttiva: di circa il doppio. 

Gli impianti , completamente automatici, godono di cicli di lavorazione estremamente controllati grazie agli innovativi sistemi installati. Vengono lavorati pezzi di dimensioni e pesi molto importanti, ai limiti di quelle che oggi sono le esperienze a livello mondiale sul trattamento di questi particolari acciai.

Anche l’installazione degli impianti, visto la loro dimensione, è stata molto impegnativa. Si tratta di un unicum a livello nazionale per il trattamento speciale di acciai per utensili. 

Nei due stabilimenti di Villa Santina operano 55 addetti. L’intero gruppo conta  149 dipendenti e registra 30 milioni di fatturato. Con filiali in Messico, Brasile e Cina.

‘Sono fiducioso nel futuro, sento la speranza – spiega Railz – stiamo tutti vivendo un momento difficile, ma l’economia sta ripartendo. Guardiamo avanti con questo investimento in un’ottica di salvaguardia ed incremento dei posti di lavoro, insieme ad un mercato che, a livello internazionale, sta ripagando le nostre fatiche ed i nostri investimenti’.

L’azienda punta ad un incremento degli addetti, e questo nuovo linea produttiva conferma la scelta della Carnia, e quindi della montagna (Carnia Industrial Park) come luogo adatto alla produzione. 

SCHNEIDER, FEDERALBERGHI FVG: ‘ORA NON CI RESTA CHE AVERE FIDUCIA’

«Non basta per ripartire, ma aiuta. E poi sono fiduciosa. La gente ha voglia di uscire, di riprendersi spazi ed esperienze. Ora è meglio star chiusi un giorno in più che in meno, pur di ripartire, poi, una volta per tutte».Paola Schneider, presidente di Federalberghi Fvg, commenta così il decreto Sostegni che il Governo Draghi ha varato venerdì e guarda con rinnovata positività ai mesi che verranno.«I ristori non sono granché, sia chiaro, variano dall’1,5 al 5% sul fatturato perso l’anno scorso – precisa la presidente -. Tuttavia, è vero che per il turismo sono previsti diversi canali di intervento. Uniti ai ristori della Regione, che ha agito con un occhio di riguardo nei confronti del turismo, possiamo dire che qualcosa è stato fatto. Come ha detto il Governo presentando il provvedimento – aggiunge -: è un primo passo, non la risposta definitiva».Schneider condivide con Draghi la certezza che valga la pena sostenere il comparto perché «il turismo tornerà a essere un’impresa prospera», archiviata la pandemia. La presidente ha in memoria i weekend di febbraio 2021, quando gli alberghi avevano potuto restare aperti nelle zone di villeggiatura: «Le persone c’erano ed era evidente la necessità di uscire, di tornare a una vita di normalità. Sono convinta anch’io che si riprenderà».È necessario, però, agire con in modo adeguato. Per questo la presidente di Federalberghi conferma «la validità del passaporto vaccinale per mobilitare il flusso turistico o l’attestazione di un tampone negativo recentissimo». Necessario, inoltre, «implementare la campagna vaccinale, coinvolgendo anche gli operatori turistici. Ciò ci consentirà di poter giocare la carta della sicurezza sul fronte promozionale, quella che l’anno scorso è riuscita a dare al Friuli Venezia Giulia una stagione estiva decente».Sono questi gli strumenti per guardare al futuro. Auspicando una loro applicazione accelerata, Schneider è pronta a dire: «Meglio rimanere chiusi un giorno in più che in meno, pur di ricominciare senza doverci fermare di nuovo. Pensavamo di non aver abbastanza pazienza e invece stiamo scoprendo di averla infinita».Sul più lungo periodo, comunque, «serviranno sostegni qualificati per importanti interventi di ammodernamento e adeguamento delle strutture. Attendiamo il superbonus del 110% anche per le categorie commerciali inserito nel Recovery plan – esemplifica Schneider – e poi le linee di supporto bancarie, i finanziamenti regionali e gli interventi su più fronti per garantire ai turisti sicurezza e affidabilità».Il comparto turistico è atteso a nuove sfide, dunque, dopo il ciclone Covid 19, ma è pensando a questi scenari che Schneider si dice «fiduciosa nella ripresa».

MOLO17: L’APPROCCIO DEL DESIGN THINKING CENTRATO SULLE PERSONE

MOLO17, parte della Holding The Harbor è una software house che sviluppa soluzioni software personalizzate e servizi end-to-end con sede a Pordenone, in Friuli Venezia Giulia. La software house pordenonese offre un percorso condiviso, strutturato e flessibile allo stesso tempo, strutturato su cinque passi finalizzati alla Trasformazione e Innovazione Digitale che partono dalla generazione dell’idea dirompente sino alla sua implementazione dentro l’azienda così come fuori: concept, design, development, deployment e counseling.

“Data l’importanza strategica dei progetti di innovazione e la complessità di trasformazione digitale che impatta nella relazione tra l’azienda e i suoi clienti come anche a livello organizzativo e dei sistemi informatici di supporto – spiega Daniele Angeli (nella foto), Ceo di MOLO17 – il mio consiglio è quello di intraprendere un processo di Design Thinking, ovvero l’approccio, la modalità di pensiero, la cultura centrata sui bisogni delle persone che è alla base della trasformazione digitale, e una gestione dell’iniziativa Lean/Agile per acquisire flessibilità e reattività nella gestione interdisciplinare tra tutte le figure di business (cliente, consulenti) e tecniche (team di progettazione) impiegate”.

Il Design Thinking è “uno dei più moderni modelli manageriali di gestione aziendale – specifica Andrea-Massimo Valcher, CMO di MOLO17 – particolarmente adatto a semplificare e dunque a trattare problemi complessi dall’esito incerto e che comportano rischi decisionali”. Per il manager della realtà innovativa pordenonese, “implementare il Design Thinking nel proprio stile gestionale significa muoversi nella direzione del Design Management, ovvero adottare metodi e strumenti, tipici del mondo del design utili a quello del business, per comprendere e portare innovazione efficace a differenziare l’azienda nel mercato. “Quello che proponiamo – precisa Valcher – è di seguire metodologie di lavoro che facilitino la semplificazione, stimolino la creatività e l’innovazione, e supportino i processi strategici aziendali”.

Parliamo quindi di uno strumento che, innanzitutto, coinvolge consumatori, utilizzatori, progettisti e manager in un processo integrato con un metodo che consente di immaginare scenari futuri e portare prodotti, servizi, esperienze al mercato con efficacia. Utile a crescere, anche e soprattutto in tempi di crisi.

A questa metodologia efficace, MOLO17 e le altre aziende del gruppo The Harbor affiancano la loro digital expertise e la integrano nel proprio modello consentendo a chi intraprende questo percorso di fare vera propria Digital Innovation & Transformation e non solo sterili operazioni consulenziali.

Come viene utilizzato il Design Thinking da MOLO17 per creare valore e supportare le realtà aziendali? “Le aiuta a riprogettare il proprio modo di pensare – spiega Valcher – con un approccio centrato sulle persone per creare prodotti, processi e servizi digitali che siano efficaci, che piacciano, che siano utili e usabili bilanciando i tre requisiti chiave per fare davvero innovazione, ovvero: desiderabilità umana, fattibilità tecnologica e possibilità economica”.

VENEZIA, GONDOLIERI SENZA LAVORO DA UN ANNO, IN UNA MERAVIGLIOSA CITTA’ VUOTA, MA SENZA TURISTI

Maurizio Galli della Stazione di Santa Maria del Giglio: “Mesi terribili, anche se la città è splendida nella sua solitudine”. Venezia come non si era mai vista nei tempi moderni: splendida nella sua solitudine, “in mano” solo ai residenti. Ma c’è il rovescio della medaglia e tra le categorie più colpite dallo stop al turismo causato dalla pandemia da Covid-19 ci sono i gondolieri. «Ormai è da più di un anno che il reddito è pari a zero», conferma Maurizio Galli, coordinatore dei gondolieri della stazione gondole Santa Maria del Giglio. I 28 gondolieri che qui, in altri tempi, rimanevano immortalati nelle fotografie di persone arrivate da tutto il mondo e facevano loro conoscere il fascino della città sull’acqua oggi trasportano al più personale sanitario da una parte all’altra delle calli e lo fanno gratuitamente.Condivide la sorte con questi lavoratori il ristorante Al Giglio e il Messner, luogo famoso proprio per ospitare i gondolieri e i loro ospiti. Il virus continua a mordere e in questa primavera alle porte è diventato ancora più aggressivo, forse addirittura più di un anno fa. A differenza di allora, però, ora la campagna vaccinale sta cercando di soffocarlo alla radice. Nel frattempo, però, per tutti i 433 più 180 sostituti gondolieri di Venezia le condizioni di lavoro continuano a essere pessime. Tra di loro l’auspicio è che l’estate porti un deciso cambio di passo e, come si attende tutta l’economia, il secondo semestre 2021 sia l’inizio della rinascita.«Venezia è straordinariamente bella in questi mesi, sorprende anche noi che pure ne conosciamo ogni dettaglio – ammette Galli -. Tuttavia, il nostro auspicio è che possa tornare al più presto a essere ammirata dai turisti di tutto il mondo, anche grazie al nostro servizio di trasporto».

A Venezia le gondole e i gondolieri datano addirittura attorno al Mille, mentre la prima rappresentanza visiva di una gondola risale al 1400. Per costruirne una ci vogliono circa due mesi e solo chi ha la tecnica necessaria e si attiene a un rigoroso codice di costruzione ha il permesso di esserne costruttore. Sono lunghe da 10.50 a 11.00 metri, peso a scafo vuoto kg.350 , per la sua realizzazione si usano otto diversi tipi di legno: olmo, mogano, betulla, quercia, tiglio, ciliegio, noce e larice.Una “barca” unica, che può essere condotta da “capitani” altrettanto unici, come i gondolieri. Un tempo essi acquistavano il diritto a esercitare questo mestiere come eredità, poiché il titolo di gondoliere veniva tramandato di padre in figlio per generazioni. Oggi, si diventa gondolieri dopo aver superato un test molto competitivo gestito dall’Ente Gondola. Al termine di questo iter si ottengono i requisiti per poter esercitare il mestiere di gondoliere, chi passa l’esame finale è inizialmente sostituito gondoliere, ovvero sostituisce il titolare di licenza x ferie o malattia. Necessario aver frequentato la scuola di voga, conoscere le lingue straniere e la storia della città. Dopo aver superato il test dell’Ente Gondola, è necessario svolgere uno stage e sostenere l’esame finale di pratica. Solo al termine di questo iter si ottiene la licenza di gondoliere.

LILLI SAMER: ‘LA START UP E’ DONNA’

Lilli Samer, a capo della Samer & Co. Shipping di Trieste, è un esempio di come una donna possa essere partecipe dell’ affermazione di altre donne. L’azienda Samer, fondata nel 1919, svolge principalmente l’attività di agenzia marittima raccomandataria e terminalista portuale. All’interno della società lavora il 70% di donne, su 450 addetti totali, con una età media di 40 anni. Lilli Samer la gestisce dal 1981 insieme al fratello Enrico.

‘Si tratta di una attività, la nostra, che potrebbe sembrare appannaggio maschile– spiega Lilli Samer – in realtà così non è. Fin dal 1981, quando ho iniziato, non ho mai avuto problemi ad assumere donne. E nemmeno io personalmente ad essere rispettata nel mio lavoro. L’importante è dimostrare di essere capaci. Il riconoscimento, prima o dopo, arriva. Ad oggi, c’è ancora necessità di quote rosa, ma c’è ancora molto da fare, anche nella nostra regione: il Friuli Venezia Giulia conta poche donne ai vertici di imprese, enti o istituzioni’.

Lilli Samer è presidente di AIDDA, Associazione imprenditrici e donne dirigenti di azienda, delegazione del Friuli Venezia Giulia, nata 60 anni fa con l’obiettivo di valorizzare e sostenere l’imprenditoria al femminile, il ruolo delle donne manager e delle professioniste.

 ‘Serve fare formazione nelle scuole e presso gli enti preposti, di modo che le giovani donne capiscano che è in loro potere fare ciò che vogliono nella vita, senza preclusioni di sorta, anche in contesti tecnici e tecnologici’ spiega Lilli Samer.

 ‘Mi sento di accogliere questo invito culturale di apertura verso le donne, mantenendoci aperti alla collaborazione anche con associazioni come AIDDA – spiega Roberto Siagri, amministratore delegato di Eurotech, una delle eccellenze friulane in tema proprio di tecnologia – lo spazio per la realizzazione femminile nel settore tecnologico  è enorme, con ampi margini per un suo sviluppo e per un miglioramento. Sono ancora poche le donne ai vertici di impresa che puntano all’innovazione delle tecnologie. Eurotech può sicuramente fare da battistrada per molte esperienze sul campo e per la formazione’.

‘La start-up è donna – conclude Lilli Samer – buona parte delle start-up che resistono e non falliscono dopo pochi anni di vita, risulta in mano a donne. Questo dimostra quanta perseveranza c’è nell’animo femminile. Eurotech rappresenta un fiore all’occhiello in regione e nel mondo, per ciò che riguarda innovazione e futuro. E visto che il futuro appartiene anche alle donne, le vie della tecnologia possono essere molto proficue per qualsiasi donna voglia intraprendere un percorso professionale in questo campo’.