Un’analisi della strategia cinese per la costruzione di un ordine multipolare tra diplomazia nel Global South, espansione dei BRICS e ricerca della sovranità tecnologica.
Ti Lancio dalla Cina PECHINO 13 agosto 2026 — Negli ultimi anni, il ruolo della Repubblica Popolare Cinese sullo scacchiere internazionale ha registrato un’accelerazione strategica decisiva. Superata la fase storica di “fabbrica del mondo” e l’atteggiamento di sostanziale adeguamento alle regole istituzionali a guida occidentale, Pechino si propone oggi con risolutezza quale architetto primario di un nuovo ordine globale di matrice multipolare.
La narrativa promossa dal presidente Xi Jinping e dalla diplomazia cinese fa perno sul concetto formale di una “governance globale più equa e inclusiva”. Dietro tale formulazione si articola una strategia rigorosa e strutturata: depotenziare progressivamente il peso egemonico delle architetture nate dal secondo dopoguerra — in primis G7, Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale — per offrire alle nazioni emergenti una struttura politica, economica e finanziaria pienamente alternativa.
I pilastri del modello cinese per la governance globale. La proiezione geopolitica di Pechino si sviluppa oggi lungo tre direttrici strategiche fondamentali. La guida del Global South e la convergenza BRICS+. L’ampliamento del blocco BRICS a Paesi di rilevanza sistemica dell’America Latina, dell’Africa e del Medio Oriente costituisce uno dei principali risultati della diplomazia cinese. Pechino si accredita progressivamente come portavoce e garante degli interessi delle nazioni in via di sviluppo, promuovendo il regolamento degli scambi commerciali in valute locali (de-dollarizzazione) e consolidando circuiti finanziari e di mercato alternativi rispetto al blocco occidentale.
Se la Belt and Road Initiative (BRI) ha posizionato le basi infrastrutturali fisiche attraverso porti, snodi ferroviari e corridoi energetici, la fase attuale sposta il baricentro strategico sulla sovranità tecnologica. Gli imponenti investimenti statali nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, del calcolo ad alte prestazioni e delle telecomunicazioni avanzate mirano alla definizione di standard tecnologici internazionali paralleli e del tutto autonomi dalle catene del valore controllate dagli Stati Uniti.
Proponendosi quale attore neutrale nei teatri di crisi globale, la Cina persegue una politica di netta contrapposizione all’approccio sanzionatorio e condizionato delle cancellerie occidentali. La dottrina estera di Pechino garantisce partenariati economici e finanziari vincolati esclusivamente al principio del rispetto della sovranità nazionale, senza richiedere ai paesi partner riforme strutturali sul piano politico, istituzionale o dei diritti umani


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