Ti Lancio da NEW YORK, 12 agosto 2026 – Il ruolo del dollaro statunitense come valuta di riserva globale non è un diritto acquisito per sempre e dipenderà dalla capacità degli Stati Uniti di mantenere il primato economico, militare e industriale nei prossimi decenni. È l’allarme lanciato dal presidente e amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, in un’analisi sul futuro della geopolitica e dei mercati finanziari.
“Se tra 25 anni non saremo la potenza militare ed economica più forte, non saremo nemmeno la valuta di riserva globale”, ha avvertito il numero uno del principale colosso bancario americano.
Sebbene il biglietto verde continui a guidare le transazioni internazionali e i bilanci delle banche centrali, i dati mostrano un progressivo ridimensionamento del suo peso complessivo. All’inizio degli anni Duemila, il dollaro rappresentava circa il 70% delle riserve valutarie mondiali, contro una quota che oggi si attesta attorno al 57%.
Secondo Dimon, il mantenimento dello status di moneta di riferimento travalica le mere dinamiche di politica monetaria e si fonda su tre pilastri interconnessi: la stabilità macroeconomica, la forza di deterrenza geopolitica e l’indipendenza strategica nelle filiere produttive vitali.
In tale prospettiva, il CEO di JPMorgan ha evidenziato con preoccupazione la forte dipendenza industriale degli USA dalla Cina per la fornitura di risorse chiave, tra cui le terre rare, l’alluminio e specifici tipi di acciaio, elementi fondamentali sia per la produzione manifatturiera che per il settore della difesa. Una vulnerabilità che, in presenza di tensioni o conflitti prolungati, rischia di compromettere la capacità produttiva della nazione.
A fronte di questo scenario, l’istituto bancario newyorkese ha avviato la Security and Resiliency Initiative, un piano strategico decennale da 1,5 mila miliardi di dollari destinato a finanziare ed equipaggiare i comparti strategici nazionali: dall’approvvigionamento di minerali critici e manifattura avanzata, fino alle tecnologie della difesa, all’energia, all’intelligenza artificiale e al calcolo quantistico.
“La leadership del dollaro resta solida, ma lo status di valuta di riserva va guadagnato e difeso costantemente”, ha concluso Dimon.


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